Il ritrovato della scienza contro l’artrosi

Il ritrovato della scienza contro l’artrosiLa popolazione italiana sta invecchiando e quindi diventa più soggetta a malattie tipiche della terza età. Una della malattie croniche più diffuse e considerata altamente degenerativa è sicuramente l’artrosi che colpisce le articolazioni degli arti, le caviglie, il collo, la colonna vertebrale, l’anca, le mani ecc. Procura soprattutto difficoltà motorie e dolori articolari anche atroci. Nelle forme gravi si arriva a gonfiori e deformità. Colpisce gli anziani ma anche giovani che fanno lavori usuranti o una vita piuttosto sedentaria. Per molti medici l’unico rimedio a questo tipo di male sono gli anti infiammatori che alla lunga procurano fastidio allo stomaco e all’apparato digerente o al fegato e in certi casi all’intestino. Nei casi più gravi si installano protesi al ginocchio, alla spalla ecc. Uno degli anti infiammatori migliori è sicuramente il Brufen. Di recente però esiste una soluzione a questo tipo di problemi. Per risolvere si fanno infiltrazioni o iniezioni di acido ialuronico, spesso proprio nella zona interessata dal dolore acuto. Questa terapia iniettiva è sostenuta da molti specialisti. Si inietta una sostanza prodotta dai tessuti e dalla pelle, che con il tempo il corpo produce meno, che funziona come lubrificante stimolo per l’organismo a produrla da solo. Questa terapia elimina e attenua il dolore, rallenta la malattia, che regredisce, e se associata a una dieta equilibrata e a un cambiamento di stile di vita può dare frutti. L’acido è efficace anche per il ginocchio e l’anca, sempre molto delicati. Si tratta di una sostanza biologica quella che viene iniettata che non produce effetti collaterali di rilievo. Si possono fare cicli di iniezioni diminuendo progressivamente il dosaggio per gradi senza conseguenze. Si può interrompere il ciclo per riprenderlo in una fase successiva a seconda delle esigenze. In questo modo si ritarda o addirittura si evita l’impianto di protesi che non sempre risolvono il problema. Inoltre l’impianto di protesi richiede un intervento chirurgico con l’uso di anestesia totale o parziale che non tutti i pazienti possono sopportare specie se cardioepatici.

 

Ester Eroli