Italiani Popolo di Emigranti – Viaggio alla scoperta del Museo Paolo Crespi

Uno sguardo completo ed esaustivo sulla storia dell’Emigrazione Italiana tra ‘800 e ‘900.

Gli italiani si sa sono un popolo di emigranti che tutt’oggi, per studio o lavoro, sceglie di cercare condizioni di vita migliori al di fuori dei confini del Paese.
Le motivazioni che spingono a compiere questa scelta sono le più svariate, i giovani cercano opportunità di lavoro nel settore dei loro studi e appoggio da parte delle istituzioni, sentite in Italia distanti dai loro bisogni. Gli adulti provano, invece, a ridisegnare la loro vita, scombussolata a vario titolo dalla recente crisi economica.
Troppo spesso, però, ci dimentichiamo che fino alla metà del secolo scorso, l’emigrazione era per i nostri connazionali una necessità perché il Paese offriva poche possibilità di vita dignitosa.

La Fondazione Paolo Crespi si impegna da anni per il recupero di questa parte della nostra storia, al fine di favorirne la conoscenza nelle giovani generazioni e una maggiore sensibilità di tutti verso gli attuali immigrati in Italia.
Posto all’interno della Cappella di Santa Maria della Rotonda, Palazzo Ducale – Lucca, il museo ospita vario materiale documentario relativo all’emigrazione italiana tra Ottocento e Novecento.
Grazie al lavoro del suo fondatore e al sostegno della Provincia di Lucca, il percorso ricostruisce con minuzia di particolari il viaggio intrapreso dai nostri emigranti.

Cinque sezioni per illustrare tante storie, così diverse ma nello stesso tempo simili tra loro.
La partenza – Gli emigranti, in gran parte contadini, ricevevano materiale informativo dagli uffici degli Stati Esteri (Argentina, Brasile, USA), con cui venivano abbagliati dalla prospettiva di raggiungere una Terra florida e rigogliosa, ricca di campi su cui le coltivazioni sembrano crescere senza problemi. Dopo aver venduto tutto quello che avevano per raccogliere i soldi del biglietto, si imbarcavano in grosse navi a motore per intraprendere il viaggio verso la tanto sospirata Terra Promessa.
Il viaggio – Effettuato in condizioni fisiche ed igieniche precarie, il viaggio durava in media tre settimane, ma poteva superare anche il mese per le destinazioni più lontane. Gli emigranti erano sistemati in terza classe, situata nella parte più bassa delle nave e, oltre a consumare pasti insufficienti, erano costretti a vivere in spazi ristretti, dove si sviluppano facilmente malattie e vari stati di malessere.
L’arrivo – Giunti in prossimità della destinazione, gli emigranti si rendevano subito conto della falsità delle promesse ricevute. L’agognata Terra Promessa si rivela ben presto un territorio difficile e inospitale dove, non appena sbarcati, i nostri emigranti venivano sottoposti a meticolose ispezioni medico-sanitarie e destinati in alloggi di fortuna, per loro appositamente creati.
Le nuove patrie – I nostri emigranti portano l’Italia nel cuore e desiderano mantenerne viva la cultura e le tradizioni anche nelle nuove città. Nascono, per questo, quartieri italiani in tutto il mondo. A Buenos Aires, per esempio, si costruiscono i conventillos, case per immigrati nella zona del porto dove si respirano i colori e i sapori italiani.
Il filo dei ricordi – Gli emigranti mantengono i contatti con il nostro Paese, inviando periodicamente lettere, fotografie e denaro ai parenti o amici rimasti in Italia. L’obiettivo è dimostrare il successo raggiunto, la posizione sociale conquistata e i vantaggi ricavabili dalla partenza.
Le rimesse degli emigranti hanno rappresentato un’importante fonte di reddito per il nostro paese e, proprio come accade per gli immigrati presenti oggi in Italia, una spinta insostituibile per lo sviluppo dell’economia locale.

La Fondazione ha calcolato che i nostri connazionali emigrati nel periodo di riferimento sono stati circa ventisei milioni, di cui solo un terzo ha fatto ritorno in Patria.
Il museo ricostruisce, dunque, le tappe di un viaggio sofferto, mettendo in evidenza i sacrifici affrontati dagli emigranti e le rinunce inevitabili per conquistare una vita migliore nel nuovo paese.
Un percorso unico, emozionante e dettagliato per scoprire una parte della nostra storia troppo spesso dimenticata, da cui trarre un prezioso invito alla riflessione sulla condizione degli immigrati di oggi.