L’avanspettacolo

L’avanspettacoloNel panorama delle arti teatrali non va dimenticato l’avanspettacolo. Genere di brevi rappresentazioni di rigoroso carattere comico-farsesco- rivistaiolo che ha fatto divertire generazioni di spettatori, tra gli anni’30 e agli anni ’60, quantunque considerato, sin da subito, come teatro minore o anche fratello povero della Rivista.

L’avanspettacolo è stato un fenomeno prettamente italiano che ha visto il suo nascere e svilupparsi nel periodo di maggior diffusione del cinematografo (anni ’30, ’40, ’50). Il pubblico che allora assiepava le sale dei cinema, infatti, era frequentemente soggetto a lunghe attese prima che la pellicola da proiettare arrivasse a destinazione, poiché la tecnologia di quei tempi non consentiva la realizzazione di costose repliche in celluloide dei film, le cui pizze venivano passate da una sala all’altra, spesso con conseguenti notevoli tempi d’attesa. All’avanspettacolo quindi, si chiedeva di fare da tappabuchi, intrattenere ossia, gioiosamente, il pubblico prima che arrivasse il film o durante l’intervallo tra un tempo e l’altro dello stesso. I numeri, di conseguenza, non potevano che essere brevi, assolutamente comici, volendo anche sexy, ma sempre dotati di scarsità di mezzi, scenografie inesistenti e spesso anche di bassa qualità artistica. Così il temine avanspettacolo finì per essere utilizzato in senso dispregiativo per indicare una recita di scarsa qualità o anche il comportamento poco serio di un qualsiasi professionista, tant’è che definire un avvocato, un ingegnere o un commerciante: d’avanspettacolo significava bollarlo per sempre.

In realtà questo genere d’intrattenimento figlio di un Dio minore, si rivelò come una vera e propria importante fucina per numerosi talenti teatrali che, proprio lì, cominciarono a calcare il palcoscenico e ad avere, quindi, un sanguigno contatto diretto col pubblico il quale non sempre era paziente, anzi, spesso sgarbatamente esigente. Attori come Totò, Anna Magnani, I fratelli De Filippo, Aldo Fabrizi, Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Nino Taranto, Lino Banfi, tanto per citarne i più noti, ebbero il loro trampolino di lancio proprio tramite il vituperato avanspettacolo, acquisendo quella padronanza e presenza scenica che li avrebbe fatti affermare in futuro anche nel Teatro Maggiore, come la rivista, la commedia musicale, il cinema ecc, insomma, tuti i generi di spettacolo.

Alla fine degli anni ’60 il vistoso repentino declino. Il diffondersi della televisione, la migliore organizzazione dei cinema e della distribuzione delle copie dei film, unitamente ad una sicura crescita del gusto del pubblico, ne assottigliò le frequenze e ne abbassò la qualità. Per continuare ad attirare il pubblico l’avanspetacolo, ricorse sempre più frequentemente agli spogliarelli, per poi scadere nella pornografia degli spettacoli hard, che decretarono un’ingloriosa fine.

Il suo ricordo e il suo indiscusso merito, rimane legato, sempre e comunnque, a tutti i grandi artisti che, in quel trentennio, è stato capace di forgiare.

 

Adriano Zara