La crisi sta finendo?!

In questi giorni, girando nella mia piccola cittadina, considerata da tutta la provincia la zona più ricca, guardavo le vetrine dei negozi e la cosa che ho notato maggiormente sapete cosa è stata?
Il cartello “cedesi attività”! In ben 5 negozi era presente questa scritta. Voglio sottolineare che stiamo parlando di attività storiche, legate ad una profonda tradizione come: il formaggiaio, la libreria… per non parlare di negozi aperti da poco, che già abbandonano, oppure quelli che cambiano articoli sperando che la fortuna li assista!!
Che tristezza le vetrine vuote o ancora peggio i negozi vuoti, dove la commessa sta appoggiata al bancone a braccia conserte a guardare la gente che le passa davanti inesorabile ! E magari guarda la vetrina, ma poi prosegue la sua “corsa”!

E proprio io che pensavo che la frase: “c’è crisi” fosse la solita frase fatta che la gente usa quando non sa cosa dire, mi trovo a dover sottolineare che questa crisi c’è e come e non sta finendo, come qualcuno vuole farci credere, ma anzi prosegue e galoppa come un cavallo impazzito!
C’è chi sostiene che la gente non abbia smesso di comprare a solo cambiato i negozi, come ad esempio ora anche i più ricchi comprano l’abbigliamento nelle grandi catene commerciali. Ma quello che voglio dire io: se i ricchi comprano nelle catene commerciali, destinate magari alle classi medie, queste ultime dove vanno a fare i loro acquisti!?. Ve lo dico io, non comprano più. Perché si fa fatica ad arrivare veramente alla fine del mese e anche questa non è una frase fatta, l’ho sperimentato sulla mia pelle. Le bollette minime a volte ti prosciugano lo stipendio e non si lavora più per vivere ma per sopravvivere.
La classe media è veramente sull’orlo del collasso, dove il suo ISEE non gli permette di avere nessuna agevolazione o sostentamento e si trova tutti i giorni a lottare per dei servizi che non riesce più ad usufruire né per diritto e né per possibilità economiche!!
Il mio scritto non vuole essere polemica ma una riflessione sul vissuto del mio quotidiano, dove vedo che il “lusso” conquistato, come la tranquillità economica dovuta ad un lavoro fisso, l’ho perso giorno per giorno, senza rendermene conto. Dove lo stipendio non mi permette più di “comprare liberamente” senza fare i conti ogni volta su quello che mi rimane nel portafogli, anzi lo stipendio non mi permette di comprare più niente se non le cose necessarie per sopravvivere e per non farmi staccare la luce ed il gas.
Non so dove andremo a finire, magari tutto questo ci servirà ad apprezzare le cose importanti della vita, ma questa è un’altra storia.

 

Benedetta Balboni