La manifestazione del potere

La parola potere ha una chiara radice latina viene dal verbo latino posse, che significa alla lettera essere capace, essere potente ecc. Il potere non è altro che l’autorità di agire, la capacità di prendere decisioni e di ottenere obbedienza, di influenzare, in modo più o meno evidente, i comportamenti umani. Gli uomini di potere hanno quindi autonomia decisionale, nel rispetto delle leggi e regolamenti, possono stabilire regole valide per tutti, e in ultima analisi possono, talvolta, a seconda dei casi, imporre la propria volontà. L’esercizio del potere di solito lo vediamo concretamente all’interno di uno stato dove solo alcune minoranze sono al potere( politici, militari, imprenditori, dittatori). Nelle dittature viene riconosciuto il potere carismatico del capo, che appare come un esempio per tutti, che governa e controlla le masse, anche attraverso l’elemento psicologico della paura. Il dittatore cerca il consenso attraverso un’attenta opera di persuasione e dove non riesce con l’oratoria, ricorre sistematicamente alla forza. Anche le relazioni che il dittatore intesse servono a consolidare il potere. Le fonti del potere sono sempre le stesse: autorità, ideologie, risorse umane, sanzioni. Secondo alcuni filosofi la principale fonte del potere è la ricchezza economica. Tutti sappiamo infatti che per potere di acquisto si intende la capacità di compare dei beni da parte di una certa valuta. Molte persone organizzano la vita in funzione del potere, ricercando solo il potere. Come se solo il potere riesce ad appagare, a soddisfare, a lenire le ferite della vita. Ma come si manifesta il potere? Salta subito agli occhi sicuramente l’atteggiamento distante, distaccato, che mette il ghiaccio nelle vene. L’uomo malato di potere si sente in missione, si sente superiore e vuole il riconoscimento di tale presunta superiorità. Guarda sprezzante gli altri considerandoli esseri inferiori, osserva tutto dall’alto del suo piedistallo. Sa per certo che nessuno oserà scalfire, anche solo per scherzo, la sua posizione dominante. Si sente perfetto, unico, capace di guidare gli altri verso la salvezza. Il suo è un delirio di onnipotenza, come l’effetto di certe droghe. Per certi versi gli uomini assetati di potere sono come drogati. Sono capaci di manipolare gli altri, di offenderli, di schiacciarli, di opprimerli. In alcuni casi il potere può diventare crudele, sanguinario. Il filosofo Russell diceva: tutta la storia dimostra che il grande potere avvelena. A uno sguardo di superiorità si può rispondere solo con l’indifferenza, unica ancora di salvezza.

 

Ester Eroli