La politica dell’alternanza

La politica dell'alternanzaViviamo un momento delicato della vita politica italiana. Un momento di sbandamento, di confusione, di incoerenza da parte dei politici. Sembra esserci ormai la presenza di due schieramenti, di due poli opposti che si fronteggiano. Il bipolarismo, tipico di molte culture, può essere anche vantaggioso, dipende dai punti di vista. Nel nostro paese si è assistito invece a una totale degenerazione. Da un lato la sinistra, con i suoi slogan, che si limita a criticare l’operato del governo e lo attacca indiscriminatamente in tutti i campi, in ogni settore della vita pubblica. Ogni occasione è buona per criticare e mettere in cattiva luce il governo. La destra dal canto suo continua il suo lavoro polemizzando e accusando lo schieramento opposto. Ognuno tira l’acqua al suo mulino. Si proteggono le persone della propria area politica, non si fanno sconti ai rivali, e anche se un rivale ha una proposta positiva viene bocciato per il semplice fatto di appartenere a un’area diversa. Il clima avvelenato si respira ogni giorno a danno dei cittadini. La verità viene falsata, alterata. Ogni gruppo si difende, difende con le unghie e con i denti il proprio territorio. Ogni gruppo ha marcato il proprio territorio come un animale, non si accettano intrusioni, incursioni, intromissioni. Si va diritto allo scopo, si cerca di raggiungere i propri obiettivi senza guardare in faccia a nessuno, anche a danno di alcuni onesti cittadini. I settori di intervento vengono colonizzati, i due schieramenti si dividono le zone di controllo, in una spartizione che ricorda i trattati postbellici del passato. A tavolino, con mente fredda, mano ferma si procede nella divisione dei compiti, non senza lotte, critiche, battaglie. Si interviene nei cortei, nei dibattiti ma solo per dire parole acide contro il governo, senza proporre niente di costruttivo, di valido. Si promette l’impossibile in caso di elezioni. Ogni schieramento, per attirare l’elettorato, promette cose che poi nei fatti non riesce a mantenere anche se vincitore di regolari elezioni. Durante il governo di sinistra, pensiamo al passato governo Prodi, si fa di tutto per impedire il regolare lavoro del governo. Si logora talmente il clima politico che il governo cade battuto. Naturalmente poi si tenta di ricostruire sulle macerie mostrandosi eroi del momento. La mano passa alla destra che ricomincia la sua battaglia, orgogliosa oltre modo delle sue iniziative, dei suoi successi. Ma sono vittorie di Pirro, perché la sinistra in agguato torna a farsi sentire. Allora ricominciano gli scioperi, i cortei, i comizi, le lotte sindacali, i contratti, tutto per eliminare al più presto il governo di destra. Nei discorsi si fanno allusioni anche alla sfera privata, tutto è utilizzato per demonizzare l’avversario. Gli scandali servono a condire la pietanza, il piatto per i cittadini che devono valutare, giudicare. Gli scandali, le appropriazioni indebite purtroppo riguardano sia la destra che la sinistra, che vantano tra le loro fila corruttori e corrotti. Allora ci domandiamo: a chi credere? Se mandiamo al governo l’opposizione quanto durerà? Intanto ogni volta i vincitori si spartiscono le poltrone, gli incarichi come le vesti di Cristo davanti agli occhi allibiti dei cittadini che rimangono in attesa di un cambiamento vero, radicale, sostanziale. Cambiamento che alla prova dei fatti resta comunque e sempre un autentico miraggio. Votare serve poco, serve solo a cambiare colore al governo, ma la sostanza resta la stessa: gli ospedali restano senza personale, le scuole fatiscenti, la disoccupazione continua a dilagare, il denaro pubblico viene utilizzato in modo scorretto e via dicendo. Ci vuole da parte di tutti i politici un atto di responsabilità, devono in altre parole, lasciare l’ascia di guerra e cominciare a costruire un discorso coerente per il bene del paese. Le scelte devono essere fatte solo ed esclusivamente in funzione del bene della nazione e della collettività senza secondi fini. E se una legge fatta dai rivali è buona, va apprezzata, rispettata, caldeggiata, appoggiata. L’Italia non può permettersi il lusso di continuare su questa strada piena solo di chiacchiere, critiche insulse, senza senso. Gli interessi personali dovrebbero essere accantonati, come del resto facevano gli statisti del passato, che lottavano, si sacrificavano per la propria patria. Forse non esiste più il senso di appartenenza a uno stato, soppiantato dall’individualismo. Veramente allora la differenza con gli uomini politici del passato sta proprio in quella voglia tutta moderna di salvare solo la propria pelle. Il romanzo di Curzio Malaparte “La pelle” può essere una guida in questo senso. In realtà superare l’individualismo può far bene al cuore e dare un’iniezione di fiducia ai cittadini, in fondo siamo solo di passaggio su questa terra e le ricchezze accumulate prima o poi dobbiamo lasciarle e non è detto che i nostri eredi siano meglio di noi nell’amministrarle. Il futuro per fortuna non può essere ipotecato.

 

Ester Eroli