Laurea contemporanea

Laurea contemporaneaPer molti giovani è molto importante ancora  riuscire a laurearsi, non lo considerano tempo sprecato anche se molti si laureano sempre più tardi. Molti sono veramente dei piccoli geni e riescono a laurearsi in tempi brevi. La scelta della facoltà dovrebbe avvenire in modo pacato, magari in solitudine,  con ferrea volontà  assecondando le proprie passioni e inclinazioni. Negli ultimi tempi questo sistema di scelta sta vacillando enormemente. I giovani finita la scuola superiore si trovano davanti un abisso su cui cercano di stare in piedi in precario equilibrio. I giovani anche se amano magari lettere antiche non si segnano a quella facoltà perché considerano quegli studi vetusti e superati. Gli altri non dimostrano rispetto, biasimano i letterati e loro si sentono intimoriti e rinunciato. Si cimentato ostinatamente  nelle facoltà più affollate, dove magari ci sono gli amici, quelle che sono rispettate, osannate dal mondo accademico, quelle che garantiscono un sicuro sbocco professionale. Sono scelte fatte con  la mente non con il cuore. Ci si allontana dai progetti originari per seguire facoltà scientifiche, aride, minuziose. Si seguono così i consigli di una amica, le pressioni esercitate dal padre. Ci si separa dalle proprie ambizioni. Per utilizzare bene il tempo si scelgono studi economici non ozi letterari. Così una persona che avrebbe voluto fare l’accademia di arte drammatica, perché la sua massima ispirazione era la recitazione, si ritrova a fare il notaio come il nonno e il padre. Le tradizioni di famiglia, il mondo privato che induce  a scelte obbligate, non libere. Si assiste al boom delle facoltà scientifiche che sfornano scarsi ingegneri, medici fragili. Ci si lascia sommergere da dati, cifre, resoconti pur di poter un giorno fare un lavoro di prestigio, ben remunerato. L’archeologia, la filologia non sempre consentono di avere stipendi favolosi come quelli di uno specialista, o di un dentista. La passione è accantonata, menomata, respinta in malo modo. L’unica preoccupazione è quella di fare soldi, sfuggendo alla propria coscienza. Poi trascorre la vita con un camice indosso fra rimorsi, rimpianti, misteri. La perdita della propria vera identità genera sofferenza acuta. Il dramma è poi che non ci può abbandonare al dolore, occorre proseguire con la maschera indosso che va stretta perché non è la nostra. Ci si laurea solo nelle materie che vanno per così dire di moda ma un giorno la passione busserà al cuore e sarà troppo tardi per rimediare.

 

Ester Eroli