Le ripercussioni sul lavoro dei problemi familiari e sociali

Il mondo del lavoro è sempre più imprevedibile, caratterizzato da alti e bassi, da sorprese, da colpi di scena, inoltre è sempre più dinamico, in certi casi addirittura stressante. Ogni volta bisogna sbrigarsi, essere veloci, non si accettano tentennamenti. Le persone più lente, più deboli vengono derise, messe da parte. Al lavoro possono accadere molte avventure. Non ci si può fidare totalmente dei colleghi e dei loro consigli. Bisogna sopportare con pazienza.

Ci sono molte persone, anche dirigenti, che sono aggressivi, scorbutici. Il fatto principale è che portano sul lavoro i loro problemi privati. Se sono nervosi per il furto di un’auto, per l’operazione del padre, per uno schiaffo del marito, per un viaggio mancato, per una malattia del figlio, riversano la loro rabbia sui colleghi e dipendenti. Imprecano contro di loro senza motivo. Non imparano a tacere, a tenersi tutto dentro, devono sfogare la loro rabbia e restituire agli altri il dolore che provano. Diventano intrattabili, aggressivi, vogliono imporre il loro punto di vista. E’ difficile difendersi da persone lunatiche e caparbie. Alcune persone se sono di pessimo umore arrivano a dire insulti, frasi offensive. Molti investono gli altri a causa dei loro problemi, problemi che hanno tutti. Sembra che il loro dolore si compensa e si stempera andando contro gli altri.

I problemi familiari, sociali rendono alcune persone furiose. In questo modo i problemi impediscono di lavorare bene e di essere in armonia con gli altri. Non si può gettare la rabbia sugli altri per un mancato appuntamento, per un contrattempo. Non si possono mettere in imbarazzo i colleghi per una nostra disavventura. Ci sono dirigenti che gridano, inveiscono senza ragione, colleghi di stanza che non salutano se sono nervosi. I problemi dovrebbero essere lasciati fuori dalla porta, perché gli altri non hanno colpa per le nostre disfatte.

Ci sono stati casi anche negli ospedali pubblici, dove una equipe addetta alle mammografie trattava male le pazienti solo perché erano precarie e non avevano un contratto stabile. La colpa per la assenza del contratto non era certo da addebitare alla povera gente che andava ai controlli. Non si può considerare la gente come dei pacchi senza anima.

Bisogna tener conto che i problemi sono quelli che tutti hanno in comune con gli altri.

 

Ester Eroli