Levati

I tempi sono cambiati notevolmente e la vita si è fatta più monotona e per certi versi e in certi campi  più sfibrante. Se ci rallegriamo per l’avanzare della tecnologia e di nuovi meccanismi non possiamo rallegrarci per i progressi della educazione, dello spirito. In certi casi ci possiamo consolare solo guardando le fotografie del passato quando la vita era semplice, il traffico meno caotico, la gente meno stressata. Nel passato gli animali randagi erano rispettati non fatti a pezzi, i viaggiatori erano pochi e rispettosi della natura non folle oceaniche pronte ad atti vandalici, i barboni non erano presi a calci ma soccorsi, le panchine erano verniciate, riparate non divelte. Tutto era più naturale, più stimolante, i rapporti umani erano più distesi e sereni. Ora la vita è divenuta senza sapore, colore, odore, nonostante i computer e la velocità. Non esiste più la pietà ma solo rabbia e confusione. la vita si è ristretta e la solitudine che fa impazzire è aumentata a dismisura. Ci sono restrizioni, discriminazioni, confinamenti che sono dolorosi. ogni giorno si perde terreno senza via di uscita.

La frase che più ricorre per le strade è levati, senza mezzi termini, frasi nude e crude. Agli anziani che attraversano lentamente gli incroci, le strisce pedonali viene detto levati con parole dure senza riguardo, alla donna lenta nei parcheggi viene detto levati con rabbia e presunzione, ai bambini piccoli che giocano nei parchi, nei marciapiedi viene gridato levati, come ai cani randagi senza riguardo. Nessuno è attento ai malati, ai moribondi, agli anziani, alle donne sole e stanche. Comportamenti che generano nausee, traumi. Persone che non vogliono più uscire di casa, frequentare un parco, un bar, che temono botte, ritorsioni, inseguimenti, parolacce, insulti, discriminazioni, voltafaccia. Certi handicappati vengono evitati persino in famiglia, dai parenti. Comportamenti ignobili, criminali. Anche in famiglia spesso risuona quel levati arrogante. Gli handicappati che non sono considerati eredi come gli altri, che sembra che non portino lo stesso cognome. Ci sono donne che sugli autobus si sono sedute accanto a un giovane e si sono sentite dire levati dai piedi, qui si deve sedere il mio amico, la mia bella fidanzata, la mia amica che non è brutta come te. Reagire spesso non vale la pena. I giovani sono quelli che prediligono dire levati  e lo dicono spesso, per dire levati dai piedi perché io ho da fare, il mondo è mio e tu non vali nulla. Quel levati ripetuto che per molti suona come una condanna senza ritorno. Solo i giovani hanno il passaporto per la vita felice, gli altri devono solo scansarsi, levarsi dai piedi al più presto pena ricevere insulti e respingimenti. Certi giovani conoscenti non salutano neppure gli anziani, neppure un cenno di saluto, si limitano a dire levati con aria spavalda. Gli anziani incassano i colpi con aria mite, le donne anziane sopportano ma in casa nel chiuso delle stanze hanno gli occhi lucidi. Le scuole, le famiglie insegnano l’uso del pc, le lingue ma non insegnano il rispetto verso il prossimo, verso il diverso. Se non si educa bene quel levati sarà sempre più frequente, e alla fine anche i giovani quando saranno vecchi se lo sentiranno dire con sempre maggiore rabbia e violenza. In passato nessun giovane di qualsiasi età si sarebbe mai sognato di dire a una donna, a un anziano levati dai piedi. Questo è un chiaro segnale che siamo regrediti e tornati al tempo delle caverne nonostante il brillante progresso tecnologico.

 

Ester Eroli

 

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