L’immortalità dell’immagine

Nell’antichità le civiltà crearono delle maschere funerarie per riprodurre le fattezze del defunto, anche se fatte seguendo schemi generici. Gli Egizi spesso riprodussero l’immagine dei faraoni e delle regine. La regina più rappresentata nei ritratti, nelle statue fu senz’altro Nefertiti. I ritratti dell’antichità sono tutti ispirati a sovrani, a persone di potere, e sono idealizzati. L’umanizzazione del ritratto avverrà molto dopo. I Greci rappresentarono personalità pubbliche, come politici, atleti, filosofi e solo successivamente private. I grandi personaggi venivano effigiati anche sulle monete. Famoso è il ritratto del barbuto Socrate. La tendenza è sempre quella di idealizzare la persone, quindi sono ritratti che seguono d’obbligo specifici canoni di bellezza. Con l’ellenismo si lasciò spazio al ritratto del singolo ,anche anziano e a quello funerario, ma più realistico, più fedele alle fattezze della persona. Al tempo dei romani i ritratti ufficiali erano tutti molto eleganti, poco veristi. Si diffusero le teste di terracotta e di bronzo, e i busti di marmo, anche di donne nobili. Nell’età del tardo impero prevalsero i ritratti degli imperatori. Nel Medioevo i ritratti non furono molto apprezzati. Nel 400 fu Masaccio a riprendere l’arte del ritratto. Nel 400 prevalse il ritratto di persone importanti come banchieri e dignitari, anche ritratti su medaglie di valore. Famosi sono i ritratti del Pisanello e di altri grandi artisti. Il ritratto rinascimentale cercò di mostrare il prestigio della persona ritratta e nei quadri apparvero gioielli, pellicce, immagine di ricchezza. L’apice dell’arte del ritratto si ha nel barocco. Pittori come Rubens e Rembrandt realizzarono vistosi capolavori, quest’ultimo fece anche ritratti di gruppo. In pieno neoclassicismo invece Canova si ispirò di nuovo all’arte greca. I tempi erano maturi per un sano ritorno al passato. Successivamente il ritratto evolve. Si cominciò a ricorrere all’autoritratto, alla caricatura, per una precisa voglia di sperimentare nuove forme. Nei secoli successivi al 700 si cominciò a raffigurare soggetti popolari, persone malate, normali, gente comune, contadini. Pensiamo ai malati di mente dipinti da Gericault. Ritratti di amici con i colori vivaci furono realizzati da Renoir, Monet, Manet ecc. Con Van Gogh si affermò l’autoritratto per eccellenza. Il ritratto venne stravolto con l’astrattismo e il cubismo di Picasso. Con il tempo apparve sempre più evidente l’attenzione alla psicologia del personaggio dipinto. Con l’avvento della fotografia l’arte del ritratto ha subito un duro colpo, una battuta di arresto. Eppure la propria immagine immortalata su una tela fa ancora un certo effetto. Ci sono ancora fidanzati romantici che commissionano a pittori moderni quadri rappresentanti la propria dolce metà. Ritratti ottenuti quasi sempre ispirandosi a una fotografia. Sono ritratti di grande fascino che consegnano la propria immagine al futuro. L’uomo può solo infatti aspirare all’immortalità dell’immagine.

 

Ester Eroli