Magliano Sabina

Al confine tra Lazio e Umbria, tra le province di Viterbo e Terni, in una zona collinare sorge Magliano nel cuore della sabina, un tempo provincia prima di Perugia, poi di Roma, ora di Rieti. Sotto la provincia di Rieti c’è passato solo nel 1927.

Anticamente la zona era sul mare, e poi sul lago e poi si sono sviluppate le colline. Le trasformazioni del territorio sono sempre avvenute e spesso i cambiamenti climatici dovuti all’inquinamento non sono la sola giustificazione alla trasformazione di una zona. Anche in alcune aree delle dolomiti c’era il mare.

Il borgo dominato dai romani ebbe il titolo di città nel rinascimento periodo della sua massima fioritura.

Il centro storico è ricco di palazzi d’epoca come palazzo Orsolini Cencelli. Oltre al museo civico di importanza strategica è la villa Mariotti dove spesso si tengono mostre  e concerti. Tra le chiese troviamo la cattedrale dedicata a san Liberato, la chiesa romanica di san Pietro, il santuario della madonna delle Grazie, il santuario di Uliano, la chiesa di san Michele. Molto elegante è il belvedere e il monumento ai caduti. La piazza principale, piazza Garibaldi, è famosa per la sua fontana che è stata ripristinata. Troviamo poi la biblioteca, il teatro Manlio, e l’archivio storico. La banda musicale ha un ruolo centrale nella rievocazione storica del gonfalone che si tiene nel mese di Giugno. Importante è anche la mostra mercato di fine ottobre e la festa del vino.

Nel mese di Agosto in una frazione vicina denominata Berardelli si tiene la festa dei santi Rosa e Cesareo, in occasione di questa festa molto attiva si mostra la polisportiva maglianese che sovvenziona molte gare di atleti  e competizioni sportive di rilievo. Durante la festa si svolgono gare  di calcio balilla e tornei di briscola. Molte sono le serate danzanti con orchestra dal vivo. Negli stand gastronomici si possono  gustare anguria, porchetta, bruschette, agnello, focacce, fregnacce, tozzetti, amaretti, strozzapreti con il sugo.

La festa si conclude la domenica sera, l’ultima di agosto, con le torce di legno alla veneziana che si accendono davanti alla chiesa che illuminano la notte. Si tratta di una gara a premio dove si premia la torcia più sontuosa e particolare. Ci sono torce che hanno più braccia. L’importante è arrivare in finale. Lo spettacolo è dato da questi fuochi accesi che illuminano le colline. I bambini con gli occhi brillanti vedono bruciare la loro torcia fabbricata in modo artigianale. Quelle più grandi vengono portate sul posto persino dai trattori o da altri mezzi articolati. A tutti i partecipanti vengono distribuite dagli organizzatori ciambelle locali fatte con l’anice fragranti e cotte al forno a legna del paese. Si tratta di un omaggio anche le persone che hanno fatto la torcia e non si sono aggiudicate i primi tre posti. Si tratta di una tradizione antichissima, millenaria che si tramanda tra le generazioni. Nessuno nemmeno il maltempo e la pioggia possono rovinare i falò della notte.

 

Ester Eroli