Marchionne: ”FIAT? L’Italia cambi atteggiamento”

Marchionne: ”FIAT? L'Italia cambia atteggiamento”L’Ad commenta: “Il problema non è sulla mia scrivania”

 

Dopo l’incontro con Obama, Sergio Marchionne, l’Ad della Fiat, nega il possibile trasferimento della sede da Torino a Detroit, ma chiede che “l’Italia cambi atteggiamento”. Le stoccate dell’ Ad sull’ Italia non finiscono qui: “Quanto è avvenuto negli Stati Uniti deve essere letto in Italia in modo positivo. Se è possibile farlo là è possibile farlo anche qui. Deve cambiare però atteggiamento.”.
Una cosa che fa male, per la Fiat, è che in America, la gente ringrazia, in Italia si insulta.
La Fiat ha offerto giovedì scorso 125 milioni di dollari per la quota di Chrysler. Si tratta del 1.7 % della quota nella casa automobilistica americana, ha sottolineato l’Ad ritornando sulla scelta di acquisire il 100 % della capitale della casa automobilista americana. Intanto, la Fiat ha restituito il prestito di 6 miliardi di dollari al tesoro Usa, ed adesso Obama concederà alla Fiat, l’opzione del 6 % delle quote che aveva il tesoro americano.

In prospettive di lungo termine, Marchionne commenta: “Il mercato non è sano, c’è una svolta tecnica, il sistema non poteva reggere. Il tubo degli incentivi s’è svuotato e la domanda è arrivata ai livelli naturali:
1.75/1.8 mln di auto. E siamo ritornati ai livelli del 1996”.

Il governo ha replicato a Marchionne. In una nota il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi ha infatti dichiarato che all’amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, «si oppongono, in una non originale sintonia, il sindacato conservatore, settori ideologizzati della magistratura e ambienti delle borghesie bancarie. Una alleanza minoritaria che in Italia più volte ha rallentato il progresso».
Riguardo la situazione con la Confindustria, Marchionne riferisce: “Non c’è alcuna ostilità, nonostante alcune battute fatte di recente. Dobbiamo salvaguardare l’industria Fiat e assicurare che il piano industriale, incluso le norme contrattate con la maggioranza dei lavoratori, venga rispettato. Non posso difendere ogni volta le scelte fatte con il consenso della maggioranza dei lavoratori. Non posso accettare che l’appartenenza a Confindustria indebolisca la Fiat. Capisco le ragioni storiche, ma la Fiat viene prima di tutto”. La palla è in mano all’Italia.

 

Carlo Cislaghi