Medici professionalmente malati

Medici professionalmente malatiOgni mestiere ha le sue caratteristiche, il mestiere del medico dovrebbe essere fatto per vocazione. Pochi però possono permettersi il lusso di realizzate i propri sogni professionali. Allora ci sono quelli che diventano medici importanti inseguito a raccomandazioni di ferro. Ogni giorno incontriamo medici annoiati che ci lasciano l’amaro in bocca. Molti alle spalle hanno sempre qualcuno che spalanca le porte al loro futuro luminoso e travolgente. Con questo schifoso sistema troviamo sempre medici frustrati e oppressi dai loro compiti che si sfogano con i pazienti, giocano sulla loro pelle. E’ un modo di operare diffuso e fastidioso. I medici così appartengono a una casta, a una corte, molti imparentati fra di loro da saldi vincoli di sangue. All’interno delle cliniche, specie private, vige sempre una particolare gerarchia. A capo ci sono sempre i soliti nomi, mentre gli altri devono obbedire, al servizio esclusivo del capo, e magari fare turni insostenibili.

Mentre i medici che non hanno santi mangiano un panino in fretta i capi escono in pausa pranzo, eppure sono loro a riscuotere l’ammirazione e la stima degli altri, sono quelli famosi e conosciuti . Gli altri sono oscuri, nomi sconosciuti che nessuno saprà mai, nomi segreti come quelli di una setta. I capi hanno sempre un curriculum ricco, ottime referenze, poi magari si cullano in una funesta immobilità che minaccia la incolumità di pazienti ingenui che cadono nella loro rete convinti di trattare con un luminare. Tuttavia hanno sempre il sorriso abbagliante, non sono mai stanchi.

Ci sono medici che rubano il posto a quelli meritevoli, per una sorta di perenne ingiustizia, offensiva e amara. Allora si assiste a una serie di comportamenti turpi: pazienti maltrattati, lasciati con garze nell’addome, infermieri strapazzati, uso di musica in sala operatoria, pochi medici lasciati a presidio nei giorni di festa, dottoresse molestate. Nei corridoi degli ospedali i pezzi grossi che passano parlano di vacanze, di aragoste, di settimane bianche, di notti di divertimenti.

Al popolo come arma resta il disprezzo per l’incompetenza vistosa di certi individui, che si credono grandi. In questo modo il confine da vita e morte diventa labile, un errore può portare il paziente alla morte, ma loro restano di ghiaccio. I medici sono quindi anche loro dei malati, malati di presunzione, di protagonismo, di voglia di emulare il padre o lo zio. Per fortuna nella mente resta il ricordo di quel medico americano che ha percorso km a piedi nella neve, avendo l’auto in panne, per raggiungere un suo paziente malato grave.

Ci sono medici validi che andrebbero valutati e protetti, ricercati e difesi. Dovremo cercare di impedire al sistema di operare alla vecchia maniera, per far spazio al nuovo.

 

Ester Eroli