Metternich, uno scaltro personaggio

Ci sono persone che riescono in poco tempo a fare una carriera fulminea, altri che restano impantanati per anni dentro un ruolo, che a un certo punto, va stretto. Il Metternich, celebre cancelliere austriaco, divenne presto un personaggio importante. Fu ambasciatore a Dresda, Berlino, Parigi, ministro degli esteri, rappresentante al Congresso di Vienna dove ebbe un ruolo di punta, cancelliere dell’impero. Aldilà delle sue capacità e del suo indiscutibile fascino, ad aiutarlo contribuì non poco il suo ambiente familiare. Suo padre era un conte, ricevette anche la nomina di ministro plenipotenziario, che lo portò subito sulla strada della politica pura. La famiglia benestante gli permise di avere sin da bambino un istitutore che lo introdusse nel tempio della cultura francese. Riuscì successivamente a frequentare l’università di Strasburgo e di Magonza. Per una missione diplomatica fu inviato all’estero. Fu nominato ministro all’Aia a soli 21 anni. Ma lui era un nobile, proveniva da una famiglia in vista, e poi un matrimonio combinato gli garantì altri privilegi. Aveva tutte le caratteristiche della sua razza: mentalità conservatrice, brama di dominare, ambizione, orgoglio della casta, innata gentilezza, pronta intelligenza, desiderio di divertimenti e avventure galanti, buone frequentazioni, leggera moralità, amore per il lusso, voglia di imporsi, contegno, compostezza, fascino, calma persuasiva. Metternich aveva tutte le carte in regole per essere vincente. Se fosse nato nei bassifondi degradati di Parigi avrebbe avuto maggiori difficoltà. Altri personaggi hanno avuto un destino simile. Leopardi ad esempio era figlio di un conte e aveva nel palazzo dove viveva una ricca biblioteca. Petrarca era figlio di un notaio molto colto. L’ambiente familiare spesso segna il destino. La scaltrezza che contraddistingue il Metternich è frutto di una educazione impeccabile e accurata.

 

Ester Eroli