Misteriose selezioni per l’accesso alle università

La libertà di accedere a un corso di laurea recentemente è stata menomata. In molti atenei vige la regola del numero chiuso e quindi per accedere di diritto, per entrare a far parte del carrozzone delle matricole occorre superare il test selettivo di ingresso. Test basato su quiz generalmente a risposta multipla su cultura generale, logica, materie di studio. Molti quiz si sono rivelati astrusi e complicati rompicapo. Ci sono stati studenti che alla fine delle prove hanno accusato noiosi mal di testa. A medicina sono state fatte domande di letteratura, di filosofia e addirittura domande su alcune malattie rare come se i studenti avessero già iniziato a studiare sodo gli argomenti principali del proprio corso. A sostenere le prove sono dei semplici diplomati, appena usciti dai vari istituti del nostro paese. La scuola non fornisce nozioni così approfondite e spesso lo stesso programma di letteratura non viene completato per la fine dell’anno. Ci sono autori, periodi storici, filosofi che non vengono nemmeno sfiorati. Uno studente dovrebbe quindi essere un audace autodidatta. Il problema è saper distinguere e individuare tutte le questioni che andrebbero in teoria approfondite. La memoria dovrebbe essere forte, potente, tale da poter spaziare da una materia all’altra con la velocità della luce. Gli argomenti in sostanza devono essere conosciuti in ogni loro aspetto, non può trattarsi di una conoscenza superficiale. Il ricordo, la memoria si attiva quando è stata a lungo allenata su certe materie, su certi concetti. Si richiede a quanto pare una conoscenza enciclopedica, doti di sintesi, logica ferrea, memoria elastica, impegno costante, facilità di apprendimento, capacità di spaziare, pazienza, calma, determinazione e altro ancora. Le conoscenze comuni sembrano non bastare. Ci vuole estro, una grande mente. Tuttavia ci sono persone semplici, non superdotate che magari sarebbero stati degli ottimi medici data la loro inclinazione naturale, la loro vocazione quasi istintiva, che vedono sfumato il loro sogno in camice bianco perché non si sono ricordati l’anno in cui Grazia Deledda ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura.

 

Ester Eroli