Montecitorio: la pacchia continua

Tagli, tasse e decurtazioni continuano a causare vistose diminuzioni nei portafogli degli italiani tranne che in quelli dei “privilegiati di Montecitorio”.

Il progettato ridimensionamento delle spettanze dei nostri parlamentari, tra l’altro sbandierato a destra e sinistra su tutti i possibili canali d’informazione, si sta rivelando una vera e propria farsa che non ha però la caratteristica di suscitare risa, bensì indignazione.

E’ d’uopo, pertanto, entrare nel vivo del problema, senza girarci intorno tenendosi sul vago, ma facendo il classico “conto della serva”, semplice ma efficace, lapidario e di facile comprensione, per sapere finalmente quanto percepiscono mensilmente i nostri solerti deputati e senatori. Stipendio base: 5.246€ netti (definito indennità parlamentare), cui vanno aggiunti: a) 3.690€ netti di rimborso spese segreteria(non documentabili), b) 1.108€ di rimborso taxi (senza pezze d’appoggio), c) 258€ di spese di telefonino(forfettario), d) indennità di presenza, che va dai 2.800€ per chi non presenzia, ai 3.523€ per i più assidui. Senza far nulla quindi (e sono i più) si percepiscono 12.602€ netti; facendo tanto invece (si fa per dire) 13.325€.

Tali privilegi non hanno riscontro in nessun altro parlamento del mondo e, nella stessa Italia, per definizione giungla ben documentata delle sperequazioni retributive, nessuna categoria di lavoratori può vantarne altrettanti. Dopo le desolanti prove di scarsa professionalità offerte dai componenti delle due Camere (i filmati e le riprese televisive lo testimoniano impietosamente), e soprattutto in constatazione del loro scadente operato legislativo e amministrativo, tutti o quasi i parlamentari dovrebbero essere licenziati per giusta causa e i cittadini dovrebbero poter chiedere i danni. Ma a Montecitorio questo non è possibile, i partiti politici ben sostenuti dalla legge porcellum, mandano sui loro scranni chi vogliono, non essendoci le preferenze elettorali.

Nel frattempo si tenta di farci sorbire la grottesca situazione che nasce dalle decisioni del presidente della Camera: “ la linea di rigore”(!) aveva imposto di tener conto delle effettive presenze dei parlamentari sia in aula sia nelle commissioni, legandole alla corresponsione delle diarie. Avete visto tutti, conti della serva alla mano, quale sia la differenza emolumentale tra l’assenteista e il presenteista: 723€ cada mese! È’ così che stringe la cinghia?

 

Fini a quando lasceremo che questa gente ci prenda in giro? Il governo non politico bensì tecnico di Super Mario Monti si darà da fare per evitare tal dileggio o continuerà a subire i ricatti della casta? Se non si cambia subito la legge elettorale, saremo sempre in mano ai partiti, le prossime elezioni, qualora vicine, non servirebbero a nulla e a Montecitorio la pacchia continuerà sempre!

 

Adriano Zara