Parole in libertà

Le giovani generazioni amano distinguersi dalla massa e spesso adottano un linguaggio a proprio uso e consumo, incomprensibile agli altri. Un linguaggio gergale, informale, infarcito di termini dialettali, che denota l’appartenenza al gruppo . Nel linguaggio colloquiale degli adolescenti troviamo termini come limonare, rosicare, pomiciare, paccare Il termine limonare è una voce lombarda molto diffusa al nord. Nel centro a Roma si usano termini del gergo romanesco tipico delle borgate. Con un’unica parola vengono definite intere categorie. Con la parola fricchettone ci si riferisce a un tipo particolare di giovane. i fricchettoni sono i ribelli, gli anticonformisti, gli sbandati quelli che rifiutano le regole sociali, che vestono in modo trasandato, che hanno un atteggiamento un po’ superficiale. I coatti sono giovani dal comportamento rozzo, volgare, arrogante e maleducato. I coatti prediligono il gruppo, l’ozio, la vita libera e spericolata. I coatti amano le moto, lo sport, le auto modificate, la piazza rionale dove si riuniscono. Nel linguaggio coatto ci sono termini precisi che vanno usati se si vuole far parte del gruppo, si usano parole come infame, accannato, a rota, da paura, grezza, sbroccare, scocciato, sola, scrauso, battere i pezzi, flippare, appalla ecc. Questo significa che il linguaggio si evolve, segue delle mode, si contamina. Quello che ci colpisce è come l’individualità così spesso difesa da certi giovani poi si stempera nel gruppo. Il giovane perde volentieri l’identità per parlare una lingua astratta, strana, senza nessi, e in alcuni casi allusiva, volgare. Allora ci stupiamo nel vedere un giovane parlare elegantemente nelle interrogazioni e poi esprimersi in modo sfacciatamente volgare con gli amici. Nessuno comprende che anche il linguaggio può richiedere una dose di rispetto. Le parole in liberà sono proiettili vaganti pronti a colpire.

 

Ester Eroli