I potenziali danni di giovani inesperti alla guida di organizzazioni

Croazia TurchiaNel nostro tempo per i giovani ci sono poche possibilità di lavoro e quindi pagano un prezzo elevato. Alcuni finiscono per prendersela persino con se stessi, si tormentano, pensando di avere qualcosa che non va. La frustrazione raggiunge limiti estremi. Molti si sentono rifiutati, turbati, si sentono dire che sono troppo grandi o troppo giovani per certi lavori. Pochi hanno la probabilità concreta di trovare un lavoro nel nostro paese anche se dotati. Molti visibilmente allarmati sono fuggiti all’estero e hanno trovato un ambiente favorevole. Sono stati accettati i curriculum che in Italia venivano scartati in automatico. Molti cervelli sono fuggiti all’estero e torneranno in Italia solo per le vacanze. Con rammarico assistiamo alla fuga dei figli d’Italia, dei migliori. Il meccanismo che si è creato è inquietante. Se da un lato si rifiutano persone in gamba, perfette, preparate, forti e coraggiose dall’altra a capo di importanti dipartimenti, centri di potere, uffici, istituzioni si collocano giovani impreparati, insicuri, confusi e spaventati, esitanti e inquieti. Sono giovani raccomandati dal politico di turno che entrano già come capi, senza fare nessuna carriera per gradi, e pretendono di dirigere gente con anni di anzianità ed esperienza. Per questi giovani protetti il lavoro diventa uno spasso, una impresa affascinante dove si agisce senza pensare. Ai dipendenti si rivolgono con tono autoritario e fiero nella migliore delle ipotesi in altri casi fanno dispetti, rispondono male, maltrattano, si inalberano per niente, offendono, deridono, si vantano. Si costruiscono un curriculum falso, mentono sul proprio passato lavorativo si inventano lavori mai fatti per coprire agli occhi dei colleghi le loro vistose mancanze. Agli altri colleghi causano sofferenze infinite, procurano giorni cupi e amari. Il capo giovane non si limita a pavoneggiarsi, sbatte le porte senza motivo, litiga, reagisce, rivolge occhiate strane e ironiche. Con il tempo il giovane si insuperbisce sempre di più, cambia lo stesso look, apparendo più curato, ben vestito. Un giovane che all’inizio si era presentato vestito in modo sbagliato poi si adegua e comincia a sfoggiare abiti firmati. Se all’inizio è agitato poi si mostra con il tempo tracotante, privo di scrupoli e emozioni. Difende il proprio operato anche se sbagliato. Si muove con passo tracotante. Dimentica il rispetto degli altri, spesso fa insinuazioni e dice frasi indegne. Si mostra scorbutico e antipatico, privo di gentilezza. Spesso certe situazioni si fanno gravi, degenerano perché i dipendenti si ribellano. Loro i giovani vanno fino in fondo rivelandosi audaci. Con il tempo si scopre la loro natura di arrivisti, di ambiziosi. Si scoprono le loro lacune, quelle più nascoste. In circolazione di giovani capi ce ne sono molti, specie donne, scelte per il loro fascino. Alla fine a conti fatti i danni causati dal giovane sono molti, danni fatti per sciocca incoscienza. L’impresa ottiene danni di immagine. I giovani rampanti si difendono come possono, sfoggiano disinvoltura. Troppo tardi ci si accorge di aver messo a capo una persona inesperta. Magari brava, integra moralmente ma non molto competente. Un capo maldestro non dà certo ossigeno a una impresa. Spesso poi ci si dimentica degli errori dei giovani e così continuano a far carriera come niente fosse e ascendono tutti i gradini della scala gerarchica. Quando se ne vanno per approdare in altri lidi i dipendenti traggono un sospiro di sollievo, si dimenticano della loro voce aspra. In fondo sarebbe preferibile mettere a capo persone esperte, più anziane meno superbe, più autorevoli, in grado di farsi rispettare. Invece in Italia si continua su questa strada che si mostra sempre più accidentata. Con nostalgia guardiamo al passato quando per la scelta dei dirigenti si guardavano dei valori che ora sono considerati inutili. Non ci lamentiamo se coliamo a picco.

 

Ester Eroli