Rivolte studentesche e aria di crisi

Rivolte studentesche e aria di crisiForse pensiamo e ci illudiamo di non aver ancora toccato il fondo, è vero siamo in discesa, ma possiamo ancora salvarci se lo vogliamo con tutte le forze, se preghiamo e ci impegniamo. La catastrofe, il baratro, il crack economico si può scongiurare, è inconsistente come un sogno, non ha importanza. La paura del futuro non significa nulla. Il crollo è solo un pensiero nebuloso che ogni tanto si affaccia. Siamo rabbiosi senza reale motivo. In fondo basta attenersi alle leggi, obbedire, accettare con noncuranza ogni trasformazione, mostrarsi remissivi e il gioco è fatto. Possiamo fare baldoria ancora non siamo rovinati, ancora non siamo in bancarotta. Ci possiamo ravvedere e possiamo credere in un radicale rinnovamento.

Il sintomo è dato dalle rivolte studentesche. Nei paesi particolarmente in crisi la cartina a tornasole della crisi è data proprio dagli studenti in piazza. In molti paesi e continenti, in molte nazioni e città nel tempo, in ogni parte del globo il movimento degli studenti ha segnato l’inizio della rivolta del popolo. Quando si cominciano a muovere gli studenti nell’aria c’è odore di crisi, di burrasca violenta. Vampate d’odio hanno percorso le sfilate silenziose o rumorose degli studenti nelle vie e nelle piazze. Studenti, che sentendosi stretti in una realtà povera e complessa, vincolati in una realtà dura, si sono ribellati, hanno rotto gli argini con forza. Gruppi di studenti hanno occupato sedi di partito, ambasciate, ministeri specie quando la lotta si faceva dura. Studenti hanno invaso le piazze con slogan e striscioni, padroni assoluti del campo. Qualche volta hanno fatto ritorsioni, alcune volte hanno ottenuto quello che a viva voce reclamavano. Ci mancano i cortei colorati e vocianti degli studenti, specie universitari. Forse noi non abbiamo bisogno di manifestazioni studentesche perché stiamo ancora bene.

La realtà forse è un’altra. Siamo arrivati a tal punto di degradazione, di sporcizia che gli studenti non si muovono. I loro discorsi, le loro futili conversazioni ci provocano un moto di disgusto. I loro atteggiamenti infantili non reclamano nulla se non un po’ di vino, un po’ di sballo e qualche minigonna firmata. La gioventù ci appare corrotta, debosciata, con bassi istinti, troppo debole. Le vediamo a bere nei locali a notte fonda, le ragazze attaccate all’ultimo intervento di chirurgia estetica. In certe circostanze ci si rende conto che i libri e gli amici non bastano. Pensare solo a se stessi può portare prima o poi alla catastrofe sociale, dopo quella individuale.

Ester Eroli