Sanremo, la sorpresa di un festival

Sanremo, la sorpresa di un festivalSi è da poco concluso il festival di Sanremo e come ogni anno ci sono polemiche e dibattiti. La canzone vincitrice ci è sembrata notevole, la sua interpretazione apprezzabile. I cantanti che hanno vinto ci sono sembrati degni di ricevere il premio. Forse non è questo il punto. La mente va sempre ai ricordi del passato e fa paragoni continui. Il presente, di fronte al passato, ci appare mediocre. Eravamo abituati a un palco luminoso pieno di fiori, all’intervento di ospiti comici, di prestigiosi ospiti internazionali. Ora la qualità sembra scaduta. In tutto questo contesto però una questione ci colpisce più di tutto: sapere in anticipo il vincitore. Ci eravamo abituati ad aspettare fino a notte fonda sprofondati sulla poltrona o sul divano di casa, nei bar per sapere il vincitore e per vedere la sua premiazione alla luci del palco. Le canzoni che ci piacevano erano molte, ora si sono ridotte, e quindi aspettavamo con ansia e trepidazione la proclamazione del vincitore. Ci piaceva riascoltare la canzone, rivedere la sua interpretazione per correre il giorno dopo a comprare il disco o la cassetta, o il cd. Gli ultimi Sanremo vedono l’anticipazione del vincitore. Sui giornali viene subito indicato, nei giorni precedenti, il favorito e alla fine è proprio lui che si porta a casa la vittoria, come se fosse stato consultato un oracolo o una zingara. E’ accaduto molte volte, è una storia che si ripete monotona. La gente sa già in partenza chi vincerà la gara canora. Allora non serva aspettare fino a tardi, non serve perdere sonno, non serve impegnarsi. Se poi la canzone prescelta non incontra minimamente i nostri gusti conviene non seguire per niente la gara. Il crollo di ascolti è scontato. Hanno tolto la sorpresa, è come un uovo di Pasqua che indica fuori il suo contenuto. Dopo il crollo di ascolti si corre ai riparti e si cerca di aggiustare il tiro. Per rimettere a posto le cose si cambia presentatore, presentatrice ma non sono loro la causa del distacco del pubblico. Le canzoni dovrebbero essere scelte dalla gente, senza superfavoriti spalleggiati dalla case discografiche. In una gara il business dovrebbe essere accantonato. Sanremo è quindi il trampolino di lancio solo di chi sa già in anticipo dove mettere le mani, allora non è una cosa per la gente comune, solo per gli addetti ai lavori.

 

Ester Eroli