Sant’Alessio, il santo romano

Nel ricordo biografico di alcuni santi spesso la verità si mescola alla leggenda. Questo è il caso di Sant’Alessio. Vissuto nel quinto secolo, apparteneva a una famiglia benestante. Il suo palazzo era ricco di decorazioni e contava moltissimi servi in livrea di seta pura. Era arrivato tardivamente nella famiglia quindi era amato in modo profondo. Era figlio di un senatore e di una nobildonna. Giovanissimo gli venne combinato un matrimonio con una ragazza di ceto elevato. La leggenda vuole che proprio il giorno delle nozze abbandonò la sposa. Dopo un colloquio chiarificatore fuggì per vivere una vita povera. Vestito di un solo saio andò in Palestina dover visse di elemosina. Tutta la sua vita fu caratterizzata da penitenze, digiuni e preghiere. Tornato a Roma in veste di mendicante bussò alla casa paterna e non fu riconosciuto. Visse nel suo palazzo come barbone. Per alloggio ebbe il sottoscala dell’antica dimora signorile. Viveva di carità cibando di avanzi e bevendo l’acqua di un pozzo. Era nota la sua umiltà, la sua devozione alla Croce di Cristo. Morì all’improvviso e in una lettera spiegava al padre la sua vera identità. Subito dopo la morte cominciarono i prodigi. Le campane suonavano da sole senza essere state toccate. La gente accorsa nella dimora, avendo sentito parlare dei miracoli, sentiva strani e odorosi profumi. La chiesa di Sant’Alessio sul colle Aventino a Roma venne costruita sulla basi della casa del santo. La chiesa a tre navate venne restaurata a più riprese. Il vero rinnovamento si ebbe nel settecento. All’interno della chiesa troviamo il monumento funebre di Eleonora Borghese. Nel pavimento della navata si trova la pietra tombale di Pietro Savelli. Il ciborio di De Marchis è collocato sull’altare maggiore. Nella cappella di Carlo quarto di Spagna si trova un icona della madonna portata, secondo la tradizione, dallo stesso Sant’Alessio. La chiesa è famosa per i suoi arredi in velluto azzurro.

 

Ester Eroli