Senegal: una piacevole sorpresa

Senegal: una piacevole sorpresaPer chi, come me, ha girato pressochè tutta l’Africa per motivi professionali, constatandone e vivendone le tante ancestrali brutture, il Senegal ha rappresentato una sorprendente realtà.

Non dico che colà non ci siano gli stessi problemi che attanagliano tutto il territorio africano (Repubblica del Sud Africa a parte) quali, su tutti, l’analfabetismo, la malnutrizione, l’igiene, le malattie e l’economia  depressa, ma nel Senegal non ci sono dittatori, non ci sono oligarchie eSenegal: una piacevole sorpresa 2 l’apparato governativo funziona, così come la struttura burocratica. Il suo popolo, benchè costituito da un discreto mosaico etnico, mostra una radicata coscienza nazionale e, nel suo complesso, anche africana.

Girando per le città, la capitale Dakar in particolare, salta subito all’occhio la bellezza della sua popolazione, costituita prevalentemente dai Wolof (44%) seguiti dai Tekur, dai Fulbè e dai famosissimi Mandingo. Tutti i gruppi etnici sono dotati di fisici statuari e sorrisi accattivanti,  gli altissimi  mandingo, in particolare, sembrano tutti Bronzi di Riace. Mi resi subito conto che quella diffusa diceria relativa al fatto che, tutti i venerdì sera, ci fosse un aereo proveniente da Parigi carico di donne francesi di mezz’età in cerca di avventure da week end, avesse un consistente fondamento.

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(Foto: Dakar)

 

Il Senegal, sebbene di non grande estensione territoriale (è due terzi dell’Italia) possiede tutte le tipologie di paesaggio tipicamente africano: il deserto, il sahel, la savana e la foresta tropicale, ma non proprio per il fascino del suo territorio, quanto per la bellezza e la prestanza fisica della sua popolazione è stato il teatro preferito di scempi e depredazioni, dapprima, da parte dei mercanti di carne umana, e poi, dai colonizzatori. Pertanto, nella storia della penetrazione europea nell’Africa, il Senegal occupa un posto preminente.

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(Foto: baobab)

 

Già nel 1600 era stato occupato dalla Francia che gli concesse l’indipendenza soltanto nel 1960. I francesi però non fecero nulla per impedire che questo paese diventasse il più ingente serbatoio per la fornitura di schiavi pregiati. Nell’isolotto di Gorè, una piccola lingua di terra a poche miglia marine dalla capitale Dakar, venivano ammassati gli schiavi catturati nei villaggi dell’entroterra, contati,  pesati e venduti come animali. Ho visitato quell’isola, ora sede di un triste museo, e vi assicuro che quando si vedono quelle baracche destinate all’ammasso, quelle gabbie di ferro, le catene, le fosse comuni e infine il pulpito in muratura del banditore in bella mostra nella piazza antistante il porto…beh, ci si sente male, si prova disgusto per il genere umano. Tra l’altro, come italiano, sono stato negativamente colpito da una rivelazione appresa all’interno del museo: un giovane Giuseppe Garibaldi, che poi diverrà l’eroe dei due mondi, ha fatto più di un viaggio in quell’isolotto in qualità di comandante di una di quelle famigerate navi…Questa brutta storia l’avevo già letta da qualche parte, ma l’avevo rimossa, credevo, forse speravo, fosse una vile fandonia, una volgare diceria, invece…

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Nel 1848 avvenne un fatto straordinario per quell’epoca sia, per tutta l’Africa coloniale che, per il Senegal in particolare: la Francia decise di affrancare tutti gli africani in condizione di schiavitù. I senegalesi, in particolare, ottennero una specie di cittadinanza francese. Non era un vero e proprio status ma, prima che altri paesi colonizzati potessero ottenere qualcosa di simile trascorse un altro secolo!

Il Senegal ha avuto la fortuna di dare i natali a due personaggi straordinari. Il primo, Louis Failidembe, ne pianificò la politica agricola e nutrizionale, il secondo Leopold Senghor, fu l’artefice del suo attuale assetto sociale ed economico. L’azione di questi due statisti ha fatto sì che il piccolo Senegal diventasse una nazione guida, un modello da seguire per tutti gli altri paesi africani. Senghor, nel 1958, fu addirittura chiamato dal gen. De Gaulle, allora premier della Francia, a partecipare alla stesura dello statuto della seconda repubblica francese, e il generale era notoriamente molto esigente nella scelta dei propri consiglieri.

Certo che c’è ancora molto da fare per questo paese dotato di panorami strepitosamente belli, di baobab giganteschi e di popolazione così bella e gioviale. Personalmente ogni volta che sono stato in contatto per motivi professionali con quella gente mi sono sempre sentito a mio agio sia, per il livello culturale sia, per la loro disponibilità lavorativa, cosa assai rara in tutto il continente africano, Sud Africa a parte.

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Il Senegal non è ancora in grado di assicurare sufficiente nutrizione alla totalità del proprio popolo, il 40%, infatti, è ancora malnutrito. Anche l’istruzione ha i suoi problemi, visto che il 65% della popolazione è ancora analfabeta, ma se si considera che, neanche mezzo secolo or sono, gli analfabeti erano il 99% e i malnutriti l’80%, si comprende quali passi da gigante stia facendo questo fiero popolo della più occidentale Africa possibile.

Spero che questo breve articolo possa aver contribuito a far conoscere un po’ di più questo piccolo grande paese dell’Africa nera che, in Italia è conosciuto più che altro per la Parigi-Dakar, la celebre massacrante corsa per fuori-strada, e anche per i suoi simpatici emigranti che, nel suolo italico, possiedono ormai il mercato dei CD e DVD…taroccati.

 

Adriano Zara