Strage europea

Strage europeaAssistiamo ancora una volta, a distanza di anni, ad immagini che raggelano il sangue e che ci fanno riflettere. La Norvegia, uno dei paesi meno impegnati nelle vicende politiche e militari del mondo è stata ieri attaccata, prima un’esplosione in pieno centro ad Oslo, poi una sparatoria sull’isola di Utoya: 91 vittime e decine di feriti. Questa,  per il paese scandinavo, è la prima volta che dopo la seconda guerra mondiale si contano così tante vittime e il paese è scosso sin nelle viscere e nelle coscienze della popolazione.

Nel placido pomeriggio di Oslo un’esplosione nel centro della città, nella sede del giornale VG, vicino alla sede del primo ministro Jens Stoltenbergs ha causato la morte di 7 persone, vetri in frantumi, il tetto del giornale crollato, il fumo che ha invaso le vie del centro e la gente che corre terrorizzata ha riportato subito alla mente le immagini dell’attentato di Mumbai dello scorso 14 Luglio. La polizia afferma di avere i video di un’auto che poco prima dell’esplosione attraversava il centro cittadino, un’autobomba è l’ipotesi più accreditata dalle autorità mentre il web e i telegiornali sono invasi dalle scene e dalle immagini dei videoamatori con scene di panico e di guerra.

In poco meno di tre ore la notizia di un altro attacco, una sparatoria sull’isola di Utoya che ha causato la morte di 84 persone. Sull’isola si stava tenendo un meeting dei giovani laburisti ed era atteso il primo ministro Stolteberg. Questa volta però non sarà un’ignota figura a compiere la strage ma “un uomo dall’aspetto scandinavo e vestito da poliziotto”. Il livello di paura però resta alto dopo che la polizia comunica della probabile presenza nel campo di esplosivi. Si saprà successivamente che il colpevole della sparatoria potrebbe non essere estraneo anche all’attentato in quanto era stato visto da delle telecamere di sicurezza in pieno centro poche ore prima. Quest’uomo di idee di destra e “fondamentalista cristiano” è stato arrestato anche sulla base di alcuni post pubblicati su twitter e su un blog scandinavo pochi mesi prima. Su tutta questa storia pesa però, secondo le autorità norvegesi, l’ombra del terrorismo di matrice islamica dopo che in serata di ieri è giunta la rivendicazione da parte di un gruppo finora sconosciuto “i sostenitori del Jihad globale”.

In serata, dopo gli avvenimenti della giornata, con una riunione d’urgenza, il governo norvegese si è riunito e ha deciso di rivedere gli accordi di Skengen, ripristinando così i controlli alle proprie frontiere.

Con questa decisione la Norvegia cala un ulteriore colpo di scure su quei precetti fondamentali su cui si basa la comunità europea, il principio del libero scambi di merci e della libera circolazione delle persone. La comunità europea si trova oggi in una situazione di grande instabilità, la Grecia è sul baratro finanziario, seguita lentamente da Spagna, Irlanda e Italia, il popolo spagnolo è in rivolta contro il proprio governo, il malcontento dilaga in tutta l’unione, facendola traballare su quei piedi che fino a qualche anno fa sembravano ben saldi a terra. Abbiamo voluto e fatto l’Europa unita per vederla ora agonizzare sotto i colpi dell’economia, dell’intolleranza e della paura. Cosa ne sarà ora di ciò che rappresenta una delle economie più forti del mondo e la terra promessa di quei popoli nordafricani e mediorientali oppressi che ci vedono come una terra aperta e ospitale se ora, nel momento in cui bisogna essere uniti e sostenersi l’un l’altro, ci dividiamo e ci guardiamo con sospetto? Cosa ne sarà della coscienza che ci hanno instillato in questi anni di Europa Unita, l’idea di non essere più solamente dei cittadini italiani, tedeschi, francesi, spagnoli, rumeni ma cittadini europei?

Il passo che sta compiendo la Norvegia potrebbe portare a una lenta ma inesorabile dissoluzione dell’Europa se sarà approvato e seguito da altri Paesi scontenti dell’ingresso nei loro confini di popoli a loro poco graditi, un’esempio questo della Francia e della Germania.

Tutto quel che sta succedendo ci porta anche verso un altro dilemma e punto di discussione, l’intolleranza verso il prossimo, l’ennesimo attentato acutizzerà la già innata propensione alla diffidenza verso il diverso, soprattutto quel diverso che viene da Est. Nel momento in cui i popoli della primavera araba hanno più bisogno di noi dovremmo essere aperti verso di loro e non chiuderci dietro stereotipi del tipico arabo con la barba e la scimitarra che inneggia al Jihad  ma aprirci verso di loro tendendogli la mano, indifferenti al fatto che sia di una religione piuttosto che un’altra, senza la paura che questi sia un terrorista perché, a differenza di quanto credono molte persone occidentali, non tutti gli islamici sono terroristi, ma anzi, sono loro i primi a non accettare la violenza e l’odio.

 

Luca Ghilardi