Tagliati fuori

Tagliati fuoriI giovani sono sempre più lontani dal mondo del lavoro. Le loro passioni, le loro energie, le loro vocazioni non trovano sfogo. Vanno in cerca di un lavoro senza trovare mai punti fermi. Sono costretti a inghiottire le lacrime, a nascondere la malinconia. In massa partecipano a concorsi pubblici dove il posto in ballo è uno solo. I disoccupati sono una massa enorme destinata a crescere. Molti sono costretti a vivere nelle grandi metropoli dove è più facile arrangiarsi, pur detestando la città. Il mondo del lavoro ha regole sempre più complicate, sono richieste formazioni specialistiche. Ci sono lavori che vanno di moda ma che non trovano personale adeguato. Quattro sono i mali profondi di questo sistema:

  • L’equilibrio del mondo del lavoro si trova solo tramite conoscenze. Chi ha appoggi può trovare un lavoro all’altezza delle aspettative e può mettere nel lavoro l’entusiasmo e il sorriso del primo giorno, anche se non mancano scontri e veleni.
  • La possibilità di fare carriera, di accedere ai livelli superiori, riservata a pochi, ossia a quelli che hanno più raccomandazioni degli altri. La meritocrazia inesistente crea casi di incompetenza. Le donne belle sono quelle più richieste.
  • Il vizio di far trovare alla gente un lavoro diverso dagli studi fatti. La rabbia e il fastidio nascono quando un ingegnere è costretto a fare l’infermiere.
  • La formazione nelle scuole che lascia a desiderare. Le scuole non scoprono talenti, creano solo masse di diplomati in serie. Si è creata una maturità uguale per tutti. La scuola non si accorge, non tiene conto delle singole inclinazioni naturali, delle intuizioni dei singoli . Gli artisti affermati si sono fatti da loro. Le università sfornato laureati che non hanno mai fatto pratica in una azienda, in una scuola, in un ufficio. Alla fine non c’è evoluzione solo una massa di impiegati tutti uguali che si affidano al caso. Nessuno scava in cerca di personalità, di diversità. I colloqui di lavoro sono solo indagini di routine, non vanno nel profondo. La scuola non forma i ricercatori, le figure professionali di rilievo, nuove. La lettura non è incoraggiata. Si studiano nozioni meccanicamente. La curiosità dei giovani non è stimolata.

Intanto gli anni passano, svaniscono e la situazione è sempre di svantaggio. Solo i giovani artisti trovano sfogo con la propria arte, che non viene apprezzata né sovvenzionata. Ognuno è solo nella ricerca di un lavoro. Chi trova un lavoro presto si accorge che i soggetti sono stati tutti standardizzati. Non serve ribellarsi quando si è considerati una nullità. A nessuno interessa la situazione dell’altro in un egoismo senza fine. Solo i dirigenti si sentono inattaccabili, hanno sensazioni di perfezione e manipolano i dipendenti come pedine di una scacchiera . Una nazione dovrebbe essere consapevole dell’importanza della scuola e cominciare con precise strategie a rinnovarla, evitando fenomeni di abbondono e indirizzando i ragazzi in base alle loro inclinazioni. Alla fine se no appare il ritratto di un paese lontano dal cambiamento che finge di migliorarsi ma che non dice nulla di nuovo nel panorama internazionale. Ogni tanto si deve provare a svoltare. Finora ci si è impegnati a sprazzi senza concentrazione, senza un disegno. Occorre evitare considerazioni facili ma anche mettere da parte l’orgoglio. Per troppo tempo si è nascosta la testa sotto la sabbia evitando argomenti scottanti.

 

Ester Eroli