Ufficio

Tutti ricordano con un sorriso sulle labbra il film di Paolo Villaggio dove il protagonista e i colleghi di lavoro alla fine dell’orario di lavoro, del turno si gettavano dalla finestra per far prima ad uscire. Si gettavano con corde e altri oggetti per evitare scale scomode e ascensori.

Anche ai nostri giorni sono molti quelli che attendono con impazienza la fine dell’orario giornaliero di lavoro stanchi delle scartoffie.  Nonostante le buone intenzioni anche i più onesti ambiscono ad uscire velocemente dalla struttura senza ripensamenti.

Il problema principale sta nel fatto che in un ufficio non ci si sente accolti, solo in apparenza è una grande famiglia, poi ci sono rivalità, disordini, competizioni, ingiustizie anche gravi, favoritismi, clientelismo, scandali, scontri, lotte indecenti di potere, bugie, rabbie, invidie, pettegolezzi, calcoli.

Ci sono colleghi che sparlano di altri, che tengono sulla corda, che si intromettono, che fanno domande pungenti e indiscrete dimenticando la riservatezza, che sono antagonisti, concorrenti . Non si dovrebbe mai mischiare lavoro e famiglia, vita pubblica e privata. Non ha senso voler sapere a tutti i costi la vita privata di un collega con accanimento, perdendoci tempo pur di sapere, carpire qualche informazione. Non serve avere buon senso se non lo si usa.

L’animo generoso e nobile, gentile, candido non sopravvive a lungo in un ufficio, è soggetto agli strali, bersagliato dai colleghi intriganti e dispettosi. L’innocente viene messo in mezzo, viene messo nei guai, nei pasticci e per salvarsi è costretto  a fare in certe occasioni il fantasma . Molti guadagnano terreno sfruttando il labirinto dei pettegolezzi. Un povero diavolo si ritrova sui giornali senza motivo, nell’occhio del ciclone del pettegolezzo più ardito. I pettegolezzi servono per fare chiasso, per confondere le idee, poi i furbi agiscono dietro le quinte e si aggiustano il proprio piatto. Ognuno porta l’acqua al proprio mulino.

In ogni ufficio ci vorrebbe una piccola stanza dove ogni tanto ci si può rifugiare per meditare, riflettere, pensare lontano dalle cattiverie, dal frastuono.  Una stanza come quella per i fumatori, linda, essenziale, anche un piccolo salottino con poche poltrone in cui ricevere anche eventuali clienti esterni. Ci vorrebbe una stanza rifugio, comoda, funzionale che garantisca una ventata di aria fresca e per evitare le fughe a precipizio allo scoccare dell’ora, delle chiusure aziendali per feste.

 

Ester Eroli