Villa Saracena

Negli anni del boom economico la perla del tirreno era Santa Marinella frequentata da vip come Bassani,  Rossellini, Dino Risi che vi aveva girato scene di film famosi. Negli anni cinquanta era meta delle vacanze estive della alta borghesia.

Nel 1952 un giornalista del Corriere della Sera, Francesco Malgieri che era stato direttore del secolo e presidente dell’Ansa, chiese all’architetto Luigi Moretti di progettare una villa in stile architettonico residenziale del novecento  per la figlia Luciana che era andata sposa a Pignatelli d’Aragona Cortez. Luigi Moretti era già arrivato professionalmente, aveva lavorato al foro italico, in Canada, direttore della rivista Spazio dove l’intellettuale imprenditore scriveva saggi degni di nota.

Villa Saracena, soggetta al vincolo monumentale dei beni culturali,  dal fascino mediterraneo e dall’ambiente luminoso, restaurata in forme originali   venne iniziata nel 1955 e finita nel 1957 in cemento armato , unifamiliare, realizzata in uno stile innovativo, immersa in un contesto chiuso verso la strada e privo di barriere verso il mare, verso le scogliere di capo Linaro. L’architetto aveva cercato di interpretare gli spazi creando due fronti opposti quello di città e quello del  mare, due realtà prospettiche ben definite e differenti. Un muro curvo fa da recinsione. Una pensilina circolare si apre in un giardino. Il salone dalle grandi finestre ha la forma di una barca a vela e si apre sul mare. Il tema nave è sempre presente nelle opere del Moretti del resto lui muore su una barca a vela a Capraia nel 1973. Una torre appare con le sue feritoie verso la città e ne diviene il simbolo.

La dimora storica su un lotto irregolare  è un equilibrio fra apertura e chiusura, le mura spesse con intonaco grezzo sembrano difendere dal mondo esterno. All’interno una scala a chiocciola in ferro e vetro conduce a una galleria panoramica. Davanti troviamo una terrazza. I giardini sono due, uno più intimo è invisibile dalla strada. il cancello è superbo ma logorato dagli agenti atmosferici  e l’altro ellittico. il grande atrio si apre su un vestibolo ombroso. Troviamo la zona pranzo e la zona notte con oculi in altro che mostrano il cielo. Il pavimento in ceramica smaltata è semplice

Nel 2018 è stata restaurata dall’architetto Verdeschi e dai suoi collaboratori. Sono state fatte varie modifiche come gli infissi in legno per ospitare feste, cerimonie, convegni. i restauri sono durati due anni e mezzo e si è cercato di manipolare gli spazi. Con il restauro si è scoperto che prima tutto era colorato nel progetto inziale, le pareti erano color corallo, il piano interrato era rosa pallido, la balaustra della scala era arancio fuoco, le porte delle camere erano verde chiaro come i rubinetti, alcune porte rosa forte, la cucina celeste, poi si è scelto il bianco. il restauro ha richiesto tempo visto che la struttura era danneggiata per la troppa vicinanza al mare.

In origine le ville dovevano essere tre, Villa califfa e villa moresca si dovevano aggiungere, le tre ville dovevano essere autonome e connesse, ma le due ultime restarono incompiute. Anche loro avevano geometrie complesse ed erano a pianta libera.

 

Ester Eroli