Il teatro del secondo Ottocento

Il teatro del secondo OttocentoQuesta seconda frazione di secolo, sebbene costellata e funestata da numerosi conflitti sia in Europa che nel resto del mondo, fu per il teatro un periodo di notevole fecondità e di assoluta prosperità, interrotta soltanto dall’avvento del cinematografo, per altro a fine secolo.

Nei posti più disparati della Terra sbocciarono autori del calibro di O’Neil, Shaw, Cechov, Ibsen, Madach, Strinberg, Pirandello, tanto per citarne alcuni senza far torto ai numerosi altri. Così, dopo un precedente cinquantennio caratterizzato da spettacoli banali e a prevalente effetto scenico sensazionalistico, il teatro riacquistava la propria degna collocazione culturale presso tutti i Paesi e soprattutto in ogni classe sociale.

Indubbiamente tale periodo di rinascita e di alta riqualifica fu favorito anche dall’apparire di attori adeguati, divenuti celebri non solo per la loro intrinseca e indiscutibile bravura, ma anche per la qualità dei testi da proporre al pubblico, ormai abituato al gusto fine e, pertanto, sempre più esigente. In Italia, ad esempio, furoreggiarono Tommaso Salvini ed Eleonora Duse, in Francia Sarah Bernhart, in Inghilterra Henry Irving (addirittura creato baronetto) etc. considerati internazionalmente come autentici divi.

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Il successo internazionale fu anche favorito dalla ormai facile rapidità degli spostamenti, lo sviluppo delle ferrovie e della navigazione unito ad un miglioramento delle reti stradali, riuscì a portare in ogni dove, in tempi ragionevoli, spettacoli e compagnie teatrali di ottimo livello. Logica conseguenza di cotanti risultati trionfali fu l’incremento delle costruzioni degli edifici teatrali, ne furono costruiti, infatti, in numero superiore ad ogni epoca.

Ovunque c’era passione. Le compagnie erano dirette da capocomici che, oltre a sostenere i ruoli principali, curavano la direzione artistica e l’organizzazione di ogni spettacolo.

A poco a poco, però, la figura dell’attore divenne sempre più subordinata alla commedia nel suo insieme, gli stili di recitazione si andarono raffinando e perfezionando, riuscendo a essere sempre più aderenti alla realtà dei personaggi da interpretare, il gusto del pubblico cominciava a privilegiare le commedie trattanti temi del quotidiano piuttosto che le soliti temi classici di carattere storico, mitologico e quantomeno retrodatati. Anche perché la gente si sentiva sempre più partecipe e coinvolta ai temi trattati qualora di attualità. Sta di fatto che, statisticamente parlando, il numero di repliche di ogni spettacolo di questa seconda frazione di secolo, fu mediamente il più alto di ogni altra epoca, addirittura non paragonabile.

Ogni Nazione, ricca o povera che fosse, possedeva il proprio teatro nazionale, ogni città o addirittura paese, aveva uno o più teatri che potevano essere, a seconda degli specifici casi, sovvenzionati dallo Stato stesso, dal monarca del luogo o anche da un mecenate; in mancanza di tutte queste possibilità, pur di possedere un proprio teatro, si arrivava alle sottoscrizioni popolari.

Il secondo ottocento è universalmente riconosciuto come il mezzo secolo d’oro del teatro mondiale.

 

Adriano Zara