La peste nera e la tradizione dell’anello alla futura sposa

La peste nera e la tradizione dell’anello alla futura sposa

Quale può essere il nesso tra la malattia più temuta dei tempi passati e il gesto di regalare alle proprie compagne che si intende sposare un diamante per chiederle la mano? Forse non tutti sanno che questa usanza, col tempo diventata una moda per la gioia del gentil sesso, ha ben poco a che vedere, in realtà, con il romanticismo e l’amore in senso stretto. Nel 1347 in Europa il khan tartaro Gani Bek lascia nel porto dell’odierna Feodosia in Crimea dei cadaveri di uomini morti di peste, così da diffondere il contagio in quel porto commerciale, contando su una sua trasmissione poi a tutta l’ Europa tramite i contatti con le navi mercantili, stracolme di topi e ratti sul cui pelo si annidano le pulci che trasmettono il morbo. La terribile strategia, antesignana di una guerra batteriologica, ebbe successo: in breve i topi delle navi invasero i porti europei e da lì il contagio si diffuse in tutte le città, decimandone la popolazione. A essere colpiti furono soprattutto i sobborghi più poveri, dove le case erano baracche senza nessuna norma di igiene e dunque habitat ideale dei ratti, dai quali invece, erano protette le case dei ricchi, più pulite e dalle mura in mattoni e più spesse. Chiaramente, in quell’epoca dove ancora non si conosceva l’esistenza dei batteri e la medicina era molto arretrata, a fare da autorità anche scientifica era la superstizione: si ritenne che la peste fosse un “flagello di Dio”, una punizione del creatore per purificare il mondo dal male (basti pensare al Seicento de “ I promessi sposi” e alla morte di Don Rodrigo per capire che l’idea rimase radicata a lungo) e che la protezione da essa fosse possibile solo grazie ad amuleti magici e soprattutto ad anelli con un diamante, da mettere all’anulare della mano sinistra, essendo la pietra da sempre simbolo di purezza. E’ così che, in quegli anni, inizia a diffondersi tra i giovani ricchi l’usanza di regalare un diamante alle fidanzate, da mettere al loro anulare sinistro per proteggerle dal morbo. La tradizione, col passare del tempo, si allarga a tutti gli strati sociali per emulazione ed è rimasta fino ad oggi, sebbene il significato del gesto si sia presto perso col passare del tempo e con la fine delle ondate di “morte nera”.

 

Mattia Gelosa