Il bisogno di imitare gli altri nelle spese inutili

Il bisogno di imitare gli altri nelle spese inutiliLa crisi economica morde, ci abbraccia nella sua morsa stringente come le spire di un serpente morboso e crudele. Tutti hanno capito la necessità urgente di tagliare le spese, di risparmiare. Le soluzioni sono due in sostanza: risparmiare o guadagnare di più. La seconda prospettiva è impensabile. I posti di lavoro non consentono di guadagnare di più, di fare straordinari. Anzi alcune persone vengono licenziate, o subiscono una drastica riduzione dell’orario di lavoro, per consentire a rotazione agli altri di lavorare. In alcuni posti di lavoro si fanno collette, ci si aiuta. La crisi ha fatto riscoprire la solidarietà. Non è solo questo il punto. La crisi ha insegnato molte persone a vivere. Di solito accadeva che le classi medie tendevano a emulare le classi elevate nello stile di vita facendo il passo più lungo della gamba, senza riconoscere i propri limiti, sprecando a dismisura, dissolvendo denaro in spese futili. Dall’altro canto le classi più povere tendevano a emulare le classi medie per stare al passo con la società, per non apparire da meno, per non soffrire di complessi di inferiorità. Così era possibile vedere persone del ceto medio prenotare vacanze ai Caraibi, persone povere comprare abiti firmati. A un certo punto si è arrivati allo scempio totale: giovani di ceto medio che passano il tempo nei locali alla moda a bere costosi drink o sulla neve per la tradizionale settimana bianca. Si è andati oltre le proprie risorse e possibilità finanziarie. Molti non hanno messo da parte nemmeno un centesimo e ora ovviamente soffrono perché non hanno risparmi a cui attingere. Persone semplici, comuni che hanno bruciato soldi per spese fuori dell’ordinario, come un auto veloce, un gazebo elegante, una vacanza da sogno, una villetta al mare. La crisi deve farci entrare in testa che non si può guardare sempre agli altri. Tanto troveremo sempre qualcuno più ricco di noi e qualcuno più povero. L’ideale è marciare sulla propria strada mantenendo il tenere di vita che si addice alla nostra condizione. In fondo si può essere felici anche senza attrezzatura da sci e cellulare di ultima generazione. Nessuno ci obbliga a seguire la strada del consumismo, la strada della imitazione degli altri. A un certo punto dobbiamo essere noi stessi, specie quando la sera facciamo i conti.

 

Ester Eroli

 

Servizio Pubblico – La crisi oltre la crisi