Via dalla pazza folla, riscoprire Thomas Hardy

Via dalla pazza folla, riscoprire Thomas HardyNelle sale cinematografiche è uscito Via dalla pazza folla, film d’epoca britannico e trasposizione di un classico della narrativa anglosassone, l’omonimo romanzo (in originale Far from the madding crowd) di Thomas Hardy, uno dei pochi libri a finire bene dell’autore, a differenza dei tragici Jude l’oscuro e soprattutto Tess dei D’Urbervilles.

Non è la prima volta che il cinema si interessa all’opera dell’autore, che alla caotica Londra preferì sempre la campagna o le piccole città britanniche, raccontando anche la durezza della vita dei braccianti e del sottoproletariato: Via dalla pazza folla era già stato trasposto negli anni Sessanta con la magnetica Julie Christie nel ruolo della protagonista, nel 1980 era stata la volta di Tess di Roman Polanski con una giovane Nastassja Kinski nel ruolo della dolente eroina, nel 1996 era uscito Jude con gli ottimi Christopher Eccleston e Kate Winslet nelle parti dei due protagonisti e nel 2007 la BBC aveva tratto uno sceneggiato lodevole da Tess con Gemma Arterton nella parte della tragica protagonista e il futuro premio Oscar Eddie Redmayne in quello del suo unico amore.

Purtroppo in questi ultimi anni Thomas Hardy è stato citato anche a sproposito nella saga per donne sottomesse delle sfumature di grigio, dove era l’oggetto della tesi di laurea della protagonista pronta ad annullarsi per il riccone di turno, snaturando in pieno il senso delle opere dell’autore, storie di autodeterminazione degli umili, a ogni costo. E forse Via dalla pazza folla film, diretto dal nordico Thomas Vinterberg, può ridare il giusto peso all’opera di un autore classico e in Italia poi non così letto anche se i suoi libri sono disponibili in varie edizioni.

Via dalla pazza folla racconta per immagini una storia di vita rurale, tra fortune e disgrazie, con piglio realistico e un pizzico di femminismo, con al centro di tutto Bathsebah Everdeen, ragazza di campagna che si trova ereditiera di una tenuta, dopo aver respinto un pastore che si trova presto in disgrazia e diventa suo dipendente, mentre nella sua vita entreranno anche un ricco possidente più anziano di lei e un giovane e instabile militare, per il quale perderà la testa a duro prezzo. Ma forse ci sarà anche spazio per ritrovare un antico amore, dopo varie peripezie più realistiche che romanzesche. Una cronaca di vita in campagna, tra mandrie da guardare, malattie del bestiame da curare, intemperie, mercati a cui vendere i propri prodotti senza essere fregate perché donne, dove l’elemento romantico, piuttosto tormentato come intreccio e con al centro una ragazza in anticipo sui tempi e che rifiuta convenzioni e oppressione, è controbilanciato dal realismo della descrizione di una società dove si lavorava duramente e dove spesso i colpi di testa erano puniti, come capita alla giovane Fanny, primo amore di Troy, il marito colonnello di Bathsebah, che per un equivoco diventa un’emarginata fino alla tragica morte di parto.

Un film che si inserisce nei cosiddetti period movie britannici, che si distinguono sempre per la cura di ambientazione, costumi, scenografie, per le sceneggiature fedeli senza essere pedanti e per gli interpreti, non divi e divetti, ma attori capaci con volti realistici, qui con i nomi della brava Carey Mulligan, dell’ormai onnipresente Matthias Schoenaerts, della dolente Juno Temple, del rassegnato Martin Sheen, dell’irruento Tom Sturridge, tutti solidi professionisti.

Via dalla pazza folla introduce quindi al mondo narrato da Thomas Hardy, un mondo di tante storie e non certo da banalizzare in storielle per adolescenti e casalinghe represse. Un film da vedere se si amano le vicende ambientate nei secoli passati, con uno sguardo sempre alla realtà.

 

Elena Romanello