Il ruolo sociale

Noi tutti nella società abbiamo un ruolo, una parte e cerchiamo di rimanere il più possibile fedeli a quel ruolo, che in alcuni casi abbiamo scelto, in altri c’è stato imposto. Siamo avvocati, giornalisti, insegnanti, macchinisti, ma siamo anche padri, zii, nonni, nipoti. Ad ogni ruolo corrisponde una vasta gamma di doveri e di diritti. In questo modo il nostro ruolo richiama delle aspettative da parte delle persone che ci circondano. Gli altri si aspettano da noi un certo tipo di comportamento e non possiamo deludere nessuno. Da un giudice ci aspettiamo come minimo affidabilità, cultura, precisione, sicurezza di sé, capacità ecc. legati al nostro ruolo sembriamo interpretare una parte. Ci riconoscono per la nostra professione, per ciò che sappiamo dire e fare in certe circostanze. Non possiamo permetterci il lusso di sbagliare. I nipoti si aspettano nonni comprensivi, aperti, disponibili, sempre presenti. A un certo punto siamo prigionieri di una forma, di convenzioni sociali, di idee radicate. Il successo rende alcune persone personaggi pubblici di degno rispetto, che non possono e non devono sbagliare, almeno su certe questioni importanti. Ci si accorge a un certo punto di non vivere pienamente, di essere assoggettati a tutta una serie di regole a cui vorremmo sottrarci volentieri. Allora nella cristallizzazione della nostra vita sentiamo il bisogno di uno strappo, di fare qualcosa di diverso, di fare cose che gli altri non si aspettano da noi, perché sono cose non previste dal nostro ruolo. Un ingegnere a un certo punto sentirà il bisogno, lontano da occhi indiscreti, di lasciarsi andare in un tango sensuale. Il protagonista della novella di Luigi Pirandello “la carriola” è un noto avvocato professionista, benestante, padre di famiglia, colto e intelligente. A un certo punto la sua insoddisfazione per quella vita non vera, lo porta ad avere una specie di crisi di identità. Non si ritrova più in quella vita fredda, costruita quasi su misura per lui. Gli altri gli hanno dato una maschera quella di avvocato perfetto e lui deve rispettarla fino in fondo, senza lasciarsi andare. Per sopportare il peso di quel ruolo l’avvocato ha bisogno di uno sfogo, di un momento di lucida follia, dove solo lui è il protagonista e soprattutto dove nessuno può interferire. Si inventa un gioco, e lo fa chiudendo la porta del suo studio: fa fare la carriola alla sua cagnetta, che lo guarda con aria sospettosa, perché anche lei capisce che sta facendo un gioco puerile non adatto al suo ruolo di uomo tutto d’un pezzo. Lo sguardo della cagnetta rappresenta lo sguardo meravigliato della società, che si spaventa a vederci diversi, lontani dal nostro ruolo. L’avvocato è costretto ad essere ogni volta una persona diversa a seconda degli ambienti in cui viene a contatto: familiare, sociale, lavorativo. Sarà padre esemplare, marito modello, avvocato di fama, persona rispettabile socialmente, onesto cittadino, elettore ecc. ogni tanto dovremo gettare la maschera, ritagliarci un giorno tutto per noi e fare tutto quello che vorremo fare senza pensare alle conseguenze, alle critiche sul nostro operato. Magari un giorno all’anno di pura follia e ci sembrerà di essere su un palcoscenico allestito soltanto per noi e saremo più felici. Gli altri saranno colpiti dalla nostra luce e ne trarranno giovamento.

 

Ester Eroli

 

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