Vittucci Enrico

Enrico Vittucci è nato a Roma il 28 giugno 1968. Nel 1987 si diploma all’istituto tecnico commerciale Einaudi e inizia il praticantato come ragioniere commercialista in uno studio. La sua professione ufficiale diviene quella di commercialista, naturale conclusione dei suoi studi matematici e tecnici. Esercita la sua professione nella capitale con ottimi risultati.

I suoi interessi sono però altri. L’arte pulsa nelle sue vene, assedia il suo cervello, diviene rovello, spinta a fare. L’arte a un certo punto diventa la sua musa ispiratrice, entra di prepotenza nella sua vita tranquilla. Infatti a soli diciotto anni si avvicina alla pittura a olio, quasi per istinto, senza preparazione tecnica, strategica, solo come autodidatta. La stoffa dell’artista si vede già agli albori. Molti sono infatti i pittori validi che hanno cominciato come semplici e puri autodidatti. E’ quello che accade anche ad alcuni compositori musicali che scrivono musica perché la sentono nel sangue e non per una preparazione rigorosa, fatta a tavolino seguendo sani principi  e regole basilari. Per Vittucci non ci sono regole fisse, ma solo spontaneità. Si lascia guidare, prendere per mano dall’arte, dalla ispirazione che non conosce l’arido calcolo tipico di chi non ha vocazione alcuna.

Solo in un secondo momento segue dei corsi di perfezionamento, in particolare presso il pittore Luciano Grilli che ha uno studio d’arte a Subiaco. Il 1991 è un anno importante è l’anno della sua prima esposizione. Poi non si è mai fermato. Lo troviamo in mostre collettive, concorsi, rassegne periodiche, mostre personali, socio di società d’arte famose. Si muove tra Bari, Parigi, Roma ecc. il suo studio romano si trova in via Cremona.

Il pittore ha un suo modo tutto personale di interpretare la realtà, il mondo, la natura con cui ha un rapporto particolare quasi simbiotico. La natura con il suo mistero lo attira come una calamita e lui prende spunto da aspetti scontati della natura per tirare fuori il mistero che evoca. Gli alberi rossi si stagliano contro cieli sfumati dai mille colori diversi. I paesaggi naturali sono romantici, avvolti in nebbie dolci. Nel contrasto tra luci e ombre si stagliano alberi secolari, boschi che il pittore vede rossi nella sua visione personale. Gli ulivi con i loro rami contorti balzano in primo piano. Il mare compare con le sue vele, con la raffigurazione mirabile di splendide regate. Il mare lo ispira sempre per quella sua aurea di mistero. Il pittore scava nel mistero, lo scandaglia come un chirurgo per tirare fuori l’immagine di una realtà nuova, sublime. Oltre ai paesaggi romantici egli affonda il bisturi nel genere metafisico. Il suo approccio è naturale e moderno al tempo stesso. Le immagini diventano stilizzate, dai colori corposi come frutti succosi e maturi.

Roma lo ispira come una modella in posa. A lei sono dedicati quadri  dal titolo Tevere, isola Tiberina, arco di Tito, foro romano. Una Roma filtrata, vista con gli occhi umani dell’artista. E’ una città della mente, una città ideale più che reale.  Non c’ è traffico, non c’è retorica. Nel quadro Cupola si intravede una cupola che ricorda vagamente quella di san Pietro, con le sue sfumature di colore. I paesaggi sovente diventano notturni, l’altra faccia della realtà. Le tangenziali di città sono raffigurate di notte quando il mistero si infittisce, i colori cambiano, le visioni sono serene. Quando non c’è stress, delusione, ma solo emozione, stordimento, fascino. Di notte gli alberi sono figure nere che si stagliano contro il cielo. Le sopraelevate sono prive di caos, di rabbia, di prepotenza. I suoi paesaggi cittadini sono solo poesie dettate dal cuore.

Il pittore ama raffigurare anche le città dove l’uomo contemporaneo vive suo malgrado. Si alternano visioni diurne e notturne. Ogni città vive il contrasto tra la confusione del giorno e la quiete strana della notte. Le ciminiere vengono raffigurate per dimostrare che la città ha le sue beghe terrene, ma può accendere la fantasia e far volare il sentimento nonostante tutto, nel fascino dei vicoli, della notte, del groviglio di strade illuminate.

Non mancano nelle sue raccolte immagini di nudo, un omaggio al tema classico. Il suo quadro più bello sicuramente è al confine del bosco, un allusione al confine dell’universo dove vorrebbe arrivare sempre la mente di un artista.

 

Ester Eroli

 

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