Cappotto

In passato veniva molto usato il pesante soprabito invernale, speso era un capo lungo fino alle ginocchia per difendersi dal freddo rigido . A Parigi il paltò era sinonimo di alta moda e di eleganza. Di solito era di una stoffa pesante, spesso lana e si usava anche sopra le giacche. Molti cappotti erano creazioni inglesi e francesi sia per uomo che per donna. Nessuno si sognava di avere l’armadio, il guardaroba sprovvisto di un tale capo importante. In passato veniva naturale con l’avvicinarsi della stagione fredda comprare un cappotto di buona fattura. Le case di moda sfornavano molti modelli ed erano orgogliose del successo della vendita e della devozione dei clienti.

Ora ai nostri giorni non è facile trovare un cappotto classico, se ne vendono molti con il cappuccio. Si preferiscono ampiamente giubbotti, piumini, montgomery con gli alamari. Ogni tanto qualche boutique lo espone ma per poco. Eppure il cappotto morbido, con il collo di pelo, chiuso,  aveva la sua funzione ed era molto elegante, di una eleganza ricercata. Ai giorni nostri chi indossa un cappotto, specie se giovane, viene guardato con distacco, si fanno commenti al suo passaggio, sottili come lame che trafiggono. Viene considerato ridicolo. Chi indossa il cappotto viene quasi deriso e alla fine si sente intrappolato, non più a proprio agio.

Per questo molti lasciano i cappotti negli armadi ingiallire, per non essere palesemente derisi. Molte ragazze che hanno ricevuto in regalo un cappotto dai parenti a natale o in altra ricorrenza evitano di indossarlo per lo meno con gli amici. Lo indossano solo per non offendere chi ha fatto il dono, ma solo in certe circostanze.

Chi indossa un cappotto quasi deve nascondersi come se avesse commesso una azione turpe. Nessuno comprende che ognuno si deve vestire come vuole e in base al proprio fisico. Inoltre nessuno nota che il cappotto è tremendamente elegante.

Un cappotto nero con un fulard panna lucido rende una donna irresistibile, come un cappotto grigio fumo  rende un uomo.

 

Ester Eroli