Colleghi micidiali

Spesso ci rechiamo al lavoro con una svogliatezza che rasenta la catotonia. Arriviamo a passo lento, con il ghiaccio nelle ossa. Nonostante gli approcci giusti, la mente lucida  ci sentiamo come pesci fuor d’acqua, come degli esordienti. Niente ci appassiona, tutto si ripete, precipita. Il mondo del lavoro spesso scoraggia,  toglie il respiro.

Il motivo del nostro disinteresse spesso si annida, non nel tipo di lavoro, ma nei colleghi. Ci sono quelli pettegoli, che si soffermano su tutto, quelli incontentabili, nevrotici, formali, gli ambiziosi che mirano agli incarichi, i disonesti, gli sleali che difficilmente ci guardano negli occhi, i meschini, gli scontenti sempre pronti a lamentarsi, gli sciocchi, i bugiardi, gli invidiosi che si sfidano con coraggio, gli spioni che hanno sempre lo sguardo perfido, gli audaci, i razionali, i nostalgici per cui l’amministrazione precedente era sempre meglio.

Negli tempi si sta affermando in modo massiccio in molti contesti lavorativi una nuova figura di collega, molto insidiosa. Sono quelli che sfruttano certe atmosfere confidenziali per carpire informazioni utili e poi riferirle ai superiori e agli altri colleghi. Sono registe di trame complicate e perverse. Nei giochi di potere molti si fanno male. questa categoria è la peggiore in assoluto. Operano di nascosto, come clandestini e sul più bello tirano fuori il loro asso nella manica. Sono intriganti, furbi, usano un linguaggio particolare. Adescano le prede con delle scuse come un caffè, una spiegazione. Fanno domande velate come se a loro non importasse niente. Hanno orecchie aperte e spiano dietro le porte come una serva maleducata e scorretta. Spesso si sentono superiori, hanno l’illusione di essere sempre sulla cresta dell’onda, di essere immotali. L’unico modo per salvarsi è non abboccare, fingere noncuranza e non accettare inviti, contatti.

Certi colleghi ci contattano solo per scopi biechi e non meritano la nostra attenzione.

 

Ester Eroli