Sedi vacanti

Sedi vacantiI film americani, specie in passato, hanno invaso in modo massiccio il nostro mercato fin quasi a soffocarlo. Ogni canale televisivo trasmette quasi ogni giorno film e telefilm di importazione statunitense e quindi di ambientazione americana. Spaccati di vita oltreoceano sono apparsi suoi nostri teleschermi. Ci siamo resi conto di alcune abitudini, usanze, modi di fare. Dai film abbiamo appreso che quando un dirigente di una importante società va via per varie ragioni, come raggiungimento dei limiti di età, dimissioni, trasferimento, indice una specie di assemblea, una riunione ad alto livello con tutti i dipendenti e gli altri manager del gruppo per informarli della sua imminente uscita di scena. La riunione solitamente è interna, avviene a porte chiuse intorno a una tavola rotonda, o in una sala munita di tutti gli accorgimenti tecnologici come video, aria condizionata, schermi, proiettori di ultima generazione, telecamere. Si tratta di una forma corretta di informazione. Il dipendente viene messo a conoscenza dei nuovi piani aziendali, dei nuovi assetti, delle nuove figure professionali, delle eventuali nuove assunzioni. Ogni dipendente, durante l’incontro, può fare domande, richiedere chiarimenti, avanzare ipotesi e suggerimenti. Inoltre durante la riunione si stabiliscono le aree future di intervento, i progetti futuri e , cosa fondamentale per andare avanti, viene designato il successore, magari scelto con unanime consenso. In alcuni casi il sostituto è semplicemente un vicedirettore interno già conosciuto nella ditta o magari un esterno qualificato e responsabile proveniente da un mondo affine, da un’altra ditta, non importa se concorrente. Una poltrona non viene mai lasciata libera per consentire la continuità del lavoro. In America il tempo è denaro e non si lasciano spazi liberi, sedi vacanti. In Italia, dove molti capi di aziende, molti direttori, vengono assorbiti dalla politica, ,magari chiamati a ruoli politici, di solito il ruolo viene lasciato scoperto per molto tempo, creando vuoti di potere, disagi, arbitri, soprusi, lotte interne. Le sedi restano vacanti spesso perché la lotta per la successione è spietata, ma in alcuni casi, proprio per negligenza, per mancanza di volontà. Per inerzia il meccanismo continua a girare da solo finchè si inceppa, causando anche danni. I dipendenti non hanno punti di riferimento, il potere centrale è distante, non ci sono sicurezze, certezze. Le pratiche si ammucchiano, nessuno firma il foglio ferie dei lavoratori . Ogni dipartimento scarica sull’altro le responsabilità in un gioco insano e perverso. Alcuni incartamenti non si ritrovano, nessuno sa dove sono le chiavi del magazzino e della biblioteca, nessuno conosce il sistema di lancio di un nuovo prodotto, la formula nuova per produrre una nuova bibita frizzante e dissetante. Lo sforzo dei dipendenti diventa inutile, come inutile è la presenza. Tutto fluttua nell’aria privo ci certezza, di punti di riferimento. I dipendenti non sanno con chi parlare, con chi inoltrare un reclamo, fare una segnalazione. Società, gruppi, fondazioni, enti lasciati allo sbando per mesi, per anni, come una barca alla deriva, senza timone. Alla fine sul tappeto solo le disfunzioni del sistema che vanno a intaccare i rapporti stessi con il cittadino, che ignaro delle lotte interne e delle sedi libere, si ritrova a vivere sulla pelle i disservizi. Così ci sono dipendenti che non sono sostituiti, interni dipartimenti con un solo responsabile, aree lasciate scoperte. Si tratta di un sistema di agire tutto italiano, che alla fine dà i suoi frutti malsani. Non meravigliamoci se l’America nella classifica dei paesi più sviluppati e all’avanguardia si trovi prima di noi, in fondo chi semina vento raccoglie tempesta.

 

Ester Eroli