Emozioni e Salute: due facce della stessa medaglia?

Emozioni e Salute: due facce della stessa medaglia?La salute e il benessere psico-fisico passano anche da un’adeguata gestione dei propri stati emotivi: è importante allora accettarli e comprenderli piuttosto che lasciare che si esprimano attraverso corpo.

Spesso si è abituati a considerare il corpo – e gli stati di salute e malattia ed esso associati – come una sfera ben distinta da tutti quegli stati d’animo, pensieri ed emozioni che sostanziano la nostra vita psichica quasi come se “corpo“ e “mente” attenessero a due dimensioni fra loro indipendenti. Tuttavia numerosi studi nell’ambito della Psicologia confermano ormai da tempo come non solo vi sia una reciproca influenza tra queste due sfere fin dai primissimi stadi dello sviluppo, ma come le emozioni, lungi dall’essere quei perturbatori della “ragione” interferenti con la “razionalità” dell’esperienza individuale, costituiscano invece fenomeni che svolgono un’importante funzione adattiva all’ambiente fisico e sociale sviluppandosi e definendosi nel contesto delle relazioni interpersonali che in questo intervengono.

Poiché le emozioni vengono sperimentate a livelli diversi, fisiologico, motorio-comportamentale, cognitivo-esperienziale e interpersonale, lo stato di salute e il benessere della persona dipenderanno in gran parte dalla efficacia di quei processi definiti di “regolazione emozionale” atti a mantenere una soddisfacente armonia tra le varie componenti della risposta emotiva. Se, per la strutturazione di determinate caratteristiche di personalità o per il sopraggiungere di un evento particolarmente stressante, si verifica un’alterazione di tale equilibrio (disregolazione affettiva), questo avrà delle ripercussioni non soltanto sull’emotività, ma sull’intero equilibrio psicofisico dell’organismo. Da un lato, in mancanza di un’adeguata elaborazione a livello cognitivo, la persona non potendo riconoscere come tali i propri stati emotivi, si sentirà confusa, indecisa e sarà priva della possibilità di poterli utilizzare come base per il pensiero e la motivazione. Dall’altro sarà predisposta con più probabilità a presentare disturbi che potranno riguardare ora la dimensione psichica ora quella somatica.

E’ stato evidenziato infatti come, fin dalle primissime fasi dello sviluppo, le relazioni di attaccamento fra il bambino e chi si prende cura di lui svolgano una fondamentale funzione regolativa non solo sviluppo delle emozioni e delle funzioni mentali, ma anche sulla fisiologia stessa del bambino, nell’ambito di una più ampia regolazione psicobiologica della sua persona dove stati emotivo affettivi e processi fisiologici risultano tra loro interdipendenti (ne sono prova gli studi di Renè Spitz e di Bowlby sulle compromissioni dello sviluppo psicofisico in bambini cresciuti in condizioni affettivamente deprivanti).

Pertanto, se un’esperienza emozionale verrà sperimentata esclusivamente al livello fisiologico o motorio-comportamentale senza essere associata ad una sua elaborazione a livello cosciente, cognitivo e verbale, questo si rifletterà in un disturbo dell’intero equilibrio psicobiologico dell’organismo facilitando l’insorgenza di un sintomo o una malattia. In psicologia si definisce “alessitimia” proprio questa difficoltà a riconoscere e a verbalizzare le proprie emozioni (e quelle altrui) con la conseguente tendenza ad agirle impulsivamente all’esterno o ad esprimerle attraverso il corpo e il sintomo psicosomatico.

Le ripercussioni sullo stato di salute – sia fisico che somatico – possono essere molteplici entrando in gioco nello sviluppo o nell’aggravarsi di varie malattie somatiche, dipendenze da sostanze, disturbi alimentari e comportamenti sessuali a rischio.
Non farsi “dominare dalle passioni” non significa quindi escludere o reprimere le emozioni suscitate da ciò che viviamo, quanto piuttosto riconoscerle e accettarle in modo da poterle consapevolmente utilizzare come preziosa risorsa nella costruzione del nostro benessere fisico e mentale.

 

Cristina Rubano – Psicologa