Federico Cusin, fantasioso interprete dell’esistenza (parte 1/4)

Federico Cusin, fantasioso interprete dell’esistenza 1Un artista eclettico, tradizionalista, fantasioso e ironico osservatore della vita nelle sue molteplici manifestazioni è Federico Cusin, ancora sconosciuto nel mondo dell’arte, nonostante la sua attività di incisore, grafico e pittore che si prolungò, ininterrotta e feconda, per molti decenni.

Forse la sua indole semplice e riservata, la sua ritrosia ad inserirsi nelle lotte competitive dell’ambiente veneziano lo spinsero a svolgere la sua opera rimanendo nell’ombra, fedele ad una ricerca espressiva personale, ma il suo nome merita di essere menzionato nella storia dell’arte veneta.

Nato a Venezia l’8 dicembre del 1875, compiuti gli studi magistrali, frequentò l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove ebbe come insegnante Ettore Tito, specializzandosi nella figura che popola gran parte delle sue opere; in seguito si iscrisse all’Istituto di Belle Arti di Firenze, dove si perfezionò nella decorazione ed illustrazione del libro, apprendendo l’arte della xilografia, secondo le tecniche degli antichi maestri incisori, soprattutto di Durer .

Successivamente Federico Cusin cedette ai richiami dell’Art Nuoveau, che indirizzava l’operato dell’artista al servizio della produzione industriale, così a Firenze frequentò la scuola professionale delle arti decorative industriali e ottenne l’abilitazione all’insegnamento artistico.

In occasione del suo esordio, nel 1919, alle mostre organizzate a Venezia da Nino Barbantini a Palazzo Pesaro, Cusin compose una xilografia, Il vecchio Rialto, che venne scelta per illustrare la copertina del catalogo della mostra. L’opera si può definire una libera interpretazione del dipinto di Carpaccio “ Il miracolo della reliquia della Croce”, esposto all’Accademia di Venezia: è un disegno dallo stile rigoroso e preciso, caratterizzato dal forte contrasto del segno nero su bianco, in cui spicca la raffigurazione prospettica delle immagini che animano lo scenario, più dinamiche e vivaci rispetto al modello.

Tuttavia è riduttivo affermare che l’artista veneziano abbia solo rielaborato i disegni dei pregevoli maestri della tradizione veneta: come gran parte degli illustratori del periodo della Grande Guerra cercò altre fonti di ispirazione muovendosi verso la direzione del Simbolismo e dell’Art Nouveau, perciò unì alla perfezione accademica e al rigore dello stile grafico nordico, un guizzo di vivacità stilistica di evidente richiamo Liberty, come risulta dai disegni a inchiostro di china La Pergola e dalle Quattro stagioni per il Calendario pubblicati dall’editore Tuminelli. Qui il decorativismo lineare delle immagini risalta nelle eleganti figure femminili, vestite con sfarzosi abiti dall’ampio panneggio, nello sviluppo dei motivi naturalistici e floreali e nell’iterazione sinuosa dei rami.

La mostra di Ca’ Pesaro del 1919 servì a Cusin come trampolino di lancio per partecipare alla Biennale del 1920, dove vinse il premio per la Fondazione Marini-Missana con l’opera grafica Le quattro età, in cui l’artista interpreta i sentimenti più intimi della donna nel corso della sua esistenza, contrassegnata dalle quattro tappe significative che vanno dall’infanzia, evidenziata dal simbolo della farfalla, all’adolescenza, alla piena giovinezza e infine alla vecchiaia che porta inesorabilmente alla morte. Questo riconoscimento ufficiale gli permise di avviare una fertile ed ininterrotta carriera come grafico ed illustratore.

 

Antonietta Casagrande

 

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