J. G. Ballard e le psicopatologie moderne

J. G. Ballard e le psicopatologie moderneSull’incapacità degli esseri umani di prendersi cura del pianeta terra vi è un’interessante racconto scritto dal geniale scrittore inglese James G. Ballard, “Il paradiso del diavolo” che offre la possibilità di immaginare i potenziali risvolti di taluni movimenti che si formano per cause giuste ma finiscono per degenerare in deliri di onnipotenza dalle conseguenze pericolose. Tale libro diventa quanto mai attuale dato che si occupa della nascita e conclusione di un movimento ambientalista che insorge dalla caparbia e affascinante volontà della dottoressa inglese Barbara Rafferty di salvare gli albatros dal rischio di estinzione nell’isola di Saint-Esprit, nell’Oceano Pacifico, laddove il governo francese conduce esperimenti nucleari. La dottoressa è stata radiata dall’albo dell’Ordine dei medici poiché autonomamente decideva se era il caso o meno di porre definitivamente termine alle sofferenze dei pazienti e si ricicla come ecologista al comando di una crociata che finisce sotto i riflettori di tutto il mondo. All’avventura prendono parte ambientalisti ed animalisti, visitatori da tutto il mondo dai sostenitori della causa agli hippy ed in particolare il giovane Neil, un sedicenne che l’autore utilizza come soggetto narrante della crociata. Neil ha una personalità in costruzione e dunque riesce ancora a stupirsi insieme al lettore delle stranezze che accadono sull’isola. Tutti i personaggi che prenderanno parte alla battaglia ecologista sono sedotti e manipolati dall’egoismo magnetico della dottoressa Rafferty, tanto da comportarsi come perfetti burattini nelle sue mani. Dal grido di “Salviamo gli albatros” si arriverà al punto di uccidere e mangiare proprio gli animali e le piante a rischio di estinzione delle riserve appena costruite sull’isola. L’involuzione del movimento ambientalista degenera sino al punto che anche tutti i maschi dell’isola iniziano a perire sotto le cure della dottoressa Rafferty. E la genialità dell’autore sparge segnali inquietanti per tutto il romanzo su qual è la vera razza a rischio in quel piccolo mondo sperimentale che è stato creato sull’isolotto. Ad esempio attraverso un’intervista giornalistica viene posta una domanda ad uno degli attivisti in procinto di costruire una riserva per varie razze di animali in estinzione, ma la risposta è tutt’altro che chiarificante. Giornalista: “Da questa riserva lei ha lasciato fuori una specie in pericolo. E’ bandita da questo luogo, e fino a quando?”, risposta dell’ecologista: “Sono sicuro che troveremo spazio anche per l’Homo Sapiens. All’inizio lui sarà solo parte del personale, e si guadagnerà così i favori di madre natura. Ma saremo lieti di proteggevi, magari da voi stessi…”.
In questo come in altri suoi romanzi, l’autore si propone di mostrare come gli istinti primordiali dell’uomo insieme al suo egoismo emergono davanti al cambiamento dell’ambiente circostante. Una volta che un gruppo di persone viene inserito in un ambiente chiuso laddove l’intervento del mondo esterno è rappresentato solo dalla presenza dei media, televisioni, giornali e radio, vi è l’insorgere di tutti quei comportamenti anti-moralisti e vietati dalla società perbenista pervasa da norme comportamentistiche che vengono sviluppati sino all’eccesso ma allo stesso tempo sino al prefigurare quella realtà apocalittica che tutti scongiuriamo e che in qualche modo viene sempre anticipata dai romanzi di Ballard. Inoltre sovvertendo le funzionalità e le finalità dei media sempre presenti nei romanzi, l’autore osserva ed analizza quelle nuove forme di psicopatologie e psicoterapie che la trasformazione tecnologica e sociale permette di realizzare. Quei comportamenti psicopatici e perversi sotto osservazione nei romanzi di Ballard rappresentano il risultato della noia, della estraneità, della depersonalizzazione e della frammentazione dell’identità che l’uso delle nuove tecnologie ha prodotto. Ed è proprio questo aspetto che porta il lettore a divorare i romanzi fanta-fiction di Ballard in 2-3 giorni perchè oltre ad essere scritti in maniera accattivante e coinvolgente, ogni lettore può riconoscere gli ambienti, i pensieri dei personaggi e le tecnologie inserite, una sorta di sperimentazione scientifica antropologica raccontata con l’espediente della fiction. Al termine della storia ci si domanderà quale etica è giusta e possibile nel mondo reale. A questo proposito si suggerisce anche la lettura del “Regno a venire”, ambientato in una cittadina tra Londra e l’aeroporto di Heathrow, Brooklands, dove si trova anche un mega centro commerciale, il Metro Center fatto di negozi, alberghi, piscine, centri sportivi e soprattutto con una propria televisione che trasmette tutto, dalle partite di calcio ai telegiornali. All’interno del centro commerciale viene ucciso il padre del protagonista e la ricerca del colpevole diventa la rivelazione di un’inquietante omertà, ed il mistero è contenuto proprio nel Metro Center. Dall’interno di questo tempio del consumismo emerge un nazionalismo perverso e violento che muterà nella pericolosa forma di un nuovo fascismo suburbano a cui prendono parte tutti gli abitanti e le istituzioni della cittadina. Anche in tale romanzo le figure che controllano le trasformazioni dei personaggi sono psichiatri e psicologi (“dottori” nei romanzi) senza tralasciarne le sofferenze che affrontano ed a tali personaggi sono contrapposte figure psicopatiche. Si tratta insomma di far convivere santi e rivoluzionari che a loro modo agiscono nell’intento di trasformare l’organizzazione sociale imposta dal “sistema”. Illuminante in tal senso la riflessione del presentatore tv del Metro Center: “Il consumismo è la porta verso il futuro, e lei sta aiutando ad aprirla. La gente accumula capitale emotivo oltre che soldi in banca ed ha bisogno di investire quelle emozioni in una figura di leader. Non ha bisogno di fanatici in divisa che delirino affacciati a un balcone. La gente vuole un presentatore televisivo con degli ospiti che parlino con garbo di faccende che la riguardano direttamente. E’ un nuovo tipo di democrazia, si vota alla cassa invece che alle urne. Il consumismo è lo strumento migliore mai inventato per controllare persone. Nuove fantasie, nuovi sogni, nuove antipatie, nuove anime da salvare. Per qualche strana ragione chiamano tutto questo shopping. Ma in realtà è la forma più pura di politica”. Quale storia avrebbe inventato oggi Ballard in presenza dei social network?

 

Tiziana Veronico

 

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